La zucca

Quest’anno, per la prima volta, abbiamo comprato una zucca e l’abbiamo intagliata. Cioè in realtà l’abbiamo solo intagliata per la prima volta, perché le zucche le abbiamo sempre comprate ma non abbiamo mai avuto il coraggio il tempo di farlo.
Così, quatti quatti, prima della zucca abbiamo comprato il kit che comprende due seghetti (uno più grosso per il lavoro grezzo e uno piccolo per i tagli di precisione) una spatola per svuotare la zucca e lisciarne l’interno, una rotella dentata per segnare i contorni da tagliare ed un punteruolo. Non che siano necessari, ma diciamo che agevolano di molto il lavoro, tagliano molto bene (infatti teneteli lontano dai bambini) e sono molto più precisi di un semplice coltello da cucina. Costo: 2.90 dollari.
La zucca abbastanza grossa costa sui 5 dollari e si trova in qualsiasi supermercato, negozio di fai da te o bricolage.
I disegni da ritagliare li trovate facilmente googolando “pumpkin carving sheets printables” e noi abbiamo scelto Jack O’Lantern.
Poi, insieme a Leo abbiamo lavato bene la zucca, all’esterno, con delle salviettine disinfettanti, giusto per scongiurare la muffa, ma per questo ci sarà un ultimo passaggio, ossia la doccia di candeggina. E speriamo che funzioni, viso il caldo che fa qui.
Allora, il passo successivo è stato trasferire il disegno sulla zucca, ben centrato e sul lato migliore.
Poi Leo ha lasciato il campo e se n’è andato per i fatti suoi a giocare con i Playmobile ed io sono rimasta a fare il lavoro sporco.
Ho quindi praticato un tondo sul fondo, abbastanza ampio per poterci entrare con il braccio e la spatola, ho scavato e ripulito l’interno, lisciandolo bene, ho conservato e lavato i semi di zucca (che domani passerò al forno! Yumm!) e poi ho inciso tutto il disegno con una pazienza che una volta mi avrebbe stupito e invece oggi è stato un gioco da ragazzi. Anche piuttosto rilassante. Infatti sto pensando di farne un’altra, magari più complicata. Sì perché ci sono i design più semplici per principianti e quelli per esperti (dove però si devono usare arnesi più sofisticati tipo fresine elettriche etc).
Con precisione bizantina ho intagliato il tutto ed infine l’ho spruzzata completamente (dentro e fuori) di candeggina. Ho conservato il fondo per poterla richiudere.
Ora è fuori, con dentro una candela accesa. Ho comprato le candele finte su Amazon ma non sono ancora arrivate, ora mi sa che è meglio che la spenga prima di causare qualche danno irreparabile!

Comunque questo è il risultato. Con luce, con buio. FiCa eh?

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Quel viaggio in forse.

È capitato spesso che ci fosse un viaggio verso una meta meravigliosa, in forse. Spessissimo. Un viaggio da sogno, di quelli che non ci puoi credere e infatti fai bene a non crederci perché nel 90% dei casi salta. Quindi oggi non sto a dire la meta, né il periodo che tanto è inutile perché sicuramente salterà anche questo.
Però nel frattempo mi piace sognare e pensare al luogo in questione, alle cose da fare e da vedere, alle persone da incontrare.
In questo caso dovremmo partecipare anche a delle serate per conoscere un po’ di gente, e se cacchio mi da cacchio a queste serate c’è sempre un bel po’ di figa di belle donne, quindi è d’obbligo non sentirsi una merda sfigurare.
MI ritrovo quindi a tu per tu con con il mio solito savoire-faire

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Considerando che la mia vita mondana, da 4 anni a questa parte, è andare a posizionare il cassonetto dell’immondizia sulla driveway al martedì e al venerdì, e il riciclabile al mercoledì, potete capire che il mio armadio pullula di magliette comode, shorts e jeans. Punto.
Non va bene.
Lo so che non va bene.
Sfogliando le riviste dico occheccarinoquesto poi vado sul sito a vederne il prezzo e scopro che costa come un trilocale in san Babila. Ho il lanternino proprio. Mi succede anche da TJ-Maxx o da Ross dress for less. Posti rinomati per vendere a basso costo, dove capita di trovare “il pezzo figo” (un mese fa avevano qualche Balenciaga, tengono Michael Kors, insomma si trovano anche cose di marca a prezzi inferiori o marchi meno conosciuti ma di buona qualità, e poi hanno anche le schifezze) e ovviamente il pezzo figo nonostante sia anche scontato del 50% costa comunque tanto.
Io giro per queste corsie, accarezzo le borse, trovo quella perfetta al tatto, bella la forma, me ne invaghisco, guardo il prezzo: 300 dollari.
Ma cazzo.
Mai una volta che mi innamori di una borsa da 29.99. Mai.
E allora succede che quando giro per negozi mi fa sempre tutto schifo.
Riempio ogni tanto carrelli online, tutta soddisfatta, ma poi mi dico “e se non mi va bene?”
Mi sono innamorata di questo vestito di Zara, per esempio.
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Sulla cinesa è uno spettacolo, ma su di me? Se il colore dei miei capelli non è a contrasto e il risultato è babbabia?
Quindi finisce che non compro, che in negozio non ci vado più e nell’armadio rimangono sempre quelle 3 cose.
Il problema è che qui non ho nemmeno nessuno con cui uscire a fare compere, quindi è anche una palla andare per negozi. Con Leo poi, ciao. Finisco a comprare macchinine e magliette taglia 3T.
C’è di buono che ora va a scuola, infatti stamattina, dopo la settimanella di malattia e con lui attaccato tipo cozza 24 ore, sento il vuoto cosmico e credo rimedierò andando a comprare piumoncino e lenzuoline all’ IKEA.
E magari ci scappa anche un hot-dog.

Miscellanea

Ieri mi reco in farmacia a prendere un medicinale, ogni volta tiro fuori il portafoglio dimenticando che alcuni farmaci sono coperti dall’assicurazione e mi sorprendo. La farmacista mi consegna la busta, dove c’è sempre scritto chiaramente il nome del paziente, quantità e metodo di somministrazione. Come per il pagamento io me ne dimentico, così alla sua domanda “Any question?” io le chiedo se per favore può dirmi la posologia. Ho tradotto a getto con “posology” e lei mi guarda strano. Non capisce. Così penso di aver inventato la parola, ricordo che in fondo è già scritto tutto sulla confezione e le dico, “No, nulla, grazie e arrivederci”.
A casa, per scrupolo, controllo: POSOLOGY esiste ed è un sinonimo di DOSAGE.
Ora.
Possibile che una farmacista non conoscesse il significato della parola posologia? Ma che farmacisti sono?

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Perché per il virus Ebola non si usa l’articolo ma ci si rivolge come ad una persona?
Mi ricorda una gag dei promessi sposi del trio Marchesini Lopez Solenghi, quando parlavano della peste come fosse una Rock Star.
Chicca. https://www.youtube.com/watch?v=fsZpx9Kp3E4

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Tempo fa ho scritto all’ Orange County (la contea dove vivo) chiedendo se fosse possibile mettere un passaggio pedonale con tanto di scivolo (per passeggini, carrozzine e carrozzelle) nei pressi del playground del mio quartiere.
Pochi giorni fa, passando con la macchina ho visto che hanno fatto gli scivoli! Le strisce non sono ancora disegnate, ma almeno il passaggio c’è!
Adoro questa efficienza.

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Leo sta meglio, sembrava guarito da martedì scorso anche se trascinava una tosse notturna davvero fastidiosa. Ieri mattina però gli ho provato la febbre perché lo sentivo caldino e infatti aveva 37,3.
Essendo venerdì ho pensato di portarlo dalla pediatra, visto che era una ricaduta volevo che gli controllasse i bronchi e i polmoni, che non si sa mai.
Per fortuna l’ho portato! Gli ha trovato un inizio di otite e gli ha prescritto un antibiotico. Per fortuna essendo solo all’inizio è molto blando e solo per 5 giorni al minimo dosaggio.
Se non fossi andata avremmo passato un week-end da incubo.
Oggi sembra stare bene e anche la tosse sta passando, questa notte ha dormito 12 ore senza mai svegliarsi.

E anche questa è andata.

Scuola? Scuola! Scuola…

IMG_5828Succede che qui qualcuno ha finalmente iniziato ad andare a scuola, con grande entusiasmo, senza disagi nel distacco e ha addirittura ripreso i suoi nap pomeridiani (visto che a scuola li fanno pranzare alle 11.30 e poi pisolo per tutti).

Succede anche che il mio entusiasmo iniziale inizia a vacillare (il mio!) perché ci siamo già presi il primo malanno, febbre alta e raffreddore forte. Lui, che in 3 anni si era preso solo 3 volte la febbre! (Nonostante la assidua frequentazione di luoghi affollati come i parchi Disney!)

Insomma, non so se questo raffreddore se lo sia preso da qualche bimbo o per il fatto che dopo essere usciti in cortile a giocare con 32 gradi questi bimbi rientrano in classe , tutti sudati, con aria condizionata appalla. Non lo so proprio. NON LO SO EH! Però mi girano le palle.

Al rientro a scuola chiederò alle maestre di tenergli su la maglia a maniche lunghe in classe, toglierla quando escono, e rimetterla al rientro. E A QUESTO serviranno le telecamere in classe, per vedere se lo faranno o meno.

Sì, abbiamo scelto una scuola con il servizio webcam. Noi da casa con una password possiamo collegarci alla webcam piazzata nella sua classe e vedere (non sentire, solo vedere) quello che fa.

L’abbiamo scelto perché per noi non è facile fidarci di altre persone, chiunque siano. Si tratta di nostro figlio, insomma. Poi per vedere lui, le sue reazioni. È un posto nuovo, una lingua diversa, volevamo capire se era pronto, se era a disagio, se riusciva a giocare bene con gli altri bambini, a partecipare. Con la webcam abbiamo visto che sta bene.

Ho visto che c’è una maestra (assistente, forse, ha una maestra fissa e la seconda cambia, forse fanno a rotazione, sono 2 o 3) che è molto più carina delle altre, quando i bimbi fanno la nanna lei si siede accanto ad ognuno, a turno, e li copre, li coccola. Mi è proprio piaciuta.

Ora ho visto che lui si diverte, è tranquillo per lo meno. Non so se capisce quello che gli dicono, ma quello arriverà con il tempo. So solo che quando mi rivolgo a lui in inglese mi dice “No mamma inglese!” Quindi divide bene le lingue. E vuole che solo le maestre e gli altri bimbi si rivolgano a lui in inglese. Noi no. A meno che non ci sia una persona estranea, allora non dice niente, capisce che è necessario non parlare in italiano.

Ci ha già portato a casa i disegni colorati da lui :D ho preso una cartelletta dove conservarli.

Comunque, oggi è il 3 giorno di febbre, speriamo che domani gli passi. Il raffreddore è bello tosto, dopo gli farò un aerosol con soluzione salina e speriamo lo aiuti. Le fialette nel naso lo terrorizzano, ma stanotte l’abbiamo dovuta mettere a forza. Povero.

E insomma vedremo come va, spero non mi si ammali ogni settimana perché altrimenti MAMMAZZO. Non sono proprio abituata, e non voglio abituarmici!

È proprio vero… non è tutt’oro quel che luccica. :/ Io che mi vedevo free as a bird con l’inizio della scuola sto passando un bel fine settimana tra muchi, starnuti e lamenti.

Universal Studios e il customer service.

IMG_4505Riprendendo dal post precedente, ovvero la disavventura per vedere la Gringott, vi racconto ora di come siamo stati trattati, da ospiti paganti… profumatamente. Oserei dire.

…Siamo dunque stati scortati all’esterno da una persona, alla quale abbiamo quindi chiesto un pass (ne aveva un bel mazzo in mano) per evitare di farci di nuovo le 5 ore di fila la volta successiva.

- No.
– Scusi?
– No, il pass, dico non posso darvelo.
– Come no? E a chi lo date allora?
– Lo diamo solo a quelli che erano sul veicolo e sono stati recuperati in giro per l’attrazione quando si è rotta.
– Ma noi eravamo sul veicolo, avevamo già gli occhiali su, le cinture allacciate.
– Si ma eravate ancora alla stazione.
– E quindi? Questione di secondi.
– Mi dispiace NO.
– Come no? Ma lei sa scherzando, mi dia subito quel pass! (I toni si alzano)
– Lo possiamo dare solo alle persone che vengono scortate fuori dall’attrazione
– Ma noi siamo stati scortati!
– E dove è la persona che vi ha scortato?
– Dov’è? Che ne so? Sarà andata.
– Mi dispiace, non posso fare niente.
– Come no? Ci dia il pass per favore e facciamola finita.
– NO.
– Siamo stati 5 ore in quell’incubo, a morire di caldo e poi di freddo, senza vedere nulla, senza bagni, con l’acqua che costava 4 dollari per bottiglietta, mi sembra il minimo che possiate fare!
– NO, mi spiace.
– Senta, mi chiami un suo superiore!

Arriva una donna, piuttosto grassa, che ci viene sotto con fare da ghetto e muso duro allargando le braccia:

- What’s your problem?
– What’s my problem?

E rispiega tutto da capo, con fare indignato, ovviamente.

Nel frattempo la gente faceva capannella.

- Andiamo a parlarne fuori.

(Cosa è una minaccia?!) Insistiamo, dicendo che non ce ne saremmo andati fino a che non ci avessero dato quei pass.

- Se non vi spostate sarò costretta a farvi scortare fuori dal parco.

Ok, la seguiamo fuori dal negozio, non vogliamo dare spettacolo, ma insistiamo sul pass.

- Non ce ne andiamo se non ci date il pass.
– Non è previsto.
– Ma in che casi è previsto allora? Ma stiamo scerziamo? (il tono in effetti si è alzato ancora un po’, il mio, mio padre era zitto, mio marito parlava con calma, io no).
– Allora chiamo la security. (Alla radiolina) Ci sono 6 persone che mi stanno minacciando e non sono in grado di gestirle da sola.

MINACCIANDO?!?!?!!? Ma sei cretinascemacessastronzaidiota?

Arriva la security, un tizio tranquillissimo che, vista la situazione, si appoggia al muro.

Lei a quel punto inizia a dirgli che l’abbiamo spinta e le stavamo mettendo le mani addosso, in faccia, ma lo fa piano, cercando di non farsi sentire da noi. Io però CRETINAAAAA ti ho sentita e ho ribattuto subito dicendo:

- LIAR!!!! LIAR!!!!! That’s not true!! You are a liaaaaaaarrrrrr!!! (scemacretinastronzacoglionamuori)
Ve sta a raccontà una marea de cazzate, vogliamo parlare con qualcun altro.

Ci incamminiamo così tutti in gruppo verso l’ufficio del servizio clienti.

Per la strada lei insiste con la sua versione, ed io dietro che le ripetevo che era una cazzo di contapalle sfigata.
Mio marito le dice che ha sbagliato tutto, ma soprattutto ha sbagliato clienti visto che lui ha molte amicizie negli “uffici alti” (cosa vera, peraltro).
Arriviamo, questa scompare, arriva il suo capo, gentilissimo, che nel giro di 10 minuti ci fa avere nell’ordine:

4 ingressi gratuiti al parco (per i miei che avevano pagato il biglietto)
6 pass per non fare nuovamente la fila alla Gringott
tante sentite scuse
ci promette una segnalazione di quella persona (che vedo poi passare per i corridoi, camicia fuori e capelli sconvolti muahahahahahahah)

Ce ne andiamo sereni e con il buco del culo che ride.

La volta successiva lei l’ho vista nei bagni. Non so se è stato un caso, oppure ha avuto una promozione.

The -literally- escape from Gringotts!

A Luglio scrivevo:

10178136_10204550446027224_4168629704435178331_nL’ultima novità in quel di Orlando è stata l’apertura della nuova area di Harry Potter agli Universal Studios. Sono già stata due volte a visitare Diagon Alley, veramente bella, bella quanto piena e state sicuri che sarà così per i prossimi 2/3 mesi, almeno.

Vi consiglio di aspettare un po’ prima di venire a vedere il parco, per evitare di perdere 5 ORE sì, avete letto bene, in coda, per visitare la Gringotts. 5 ore delle quali 2 passate all’esterno, al caldo, a sudare, e le altre 3 all’interno, con l’aria condizionata da sincope.

(Ad oggi le code sono diminuite, per visitare l’attrazione ci sono 90 minuti di attesa (ufficiali) che poi diventano -quasi- sempre 150).

Ma non è finito il disagio.

A parte il fatto che la queue-line non è ben tematizzata come quella del castello di Hogwards, nel senso che in tutte le 5 ore di coda l’unica parte carina è la sala principale della banca, con una decina di animatronics e dei bei chandeliers, nella quale ti fanno passare velocemente per poi imbottigliarti in corridoi stretti e gelidi, così come la parte esterna completamente senza tematizzazione ed un baracchino che vende provviste per la gente accaldata, con dei prezzi da fuori di testa (4 dollari mezzo litro d’acqua perché ha su l’adesivo di Harry Potter, e non è nemmeno acqua di sorgente, ma acqua demineralizzata, quindi totalmente inutile e schifosa come la Dasani. )

POI

La coda segnalata all’esterno era di 150 minuti, vale a dire 2 ore e mezza, lunga ma fattibile per chi arriva dall’altra parte degli states o del mondo e spende 96 dollari per l’accesso al parco. Fattibile perché ti permette di visitare il resto del parco senza problemi. Quando però questo tempo viene esattamente DUPLICATO all’ospite medio GIRANO I COGLIONI, e a noi sono girati altamente, nonostante avessimo l’annual pass, perché eravamo in compagnia della mia famiglia che invece ha pagato prezzo pieno, per 4 persone. 400 dollari per stare 5 ore a congelare sono una grande presa per il culo.

Ma non è finita. Ogni tot annunciavano che l’attrazione era in blocco e l’attesa sarebbe stata maggiore di 20 minuti. Venti minuti, dopo che hai già fatto 2 ore in fila, te li fai. Non molli la coda per 20 minuti in più. Il problema è che sono andati avanti così per un tot, avvisando ogni 20 minuti di altri venti minuti fino a raggiungere le 2 ore e 30 in più di quelle previste PERCHÈ L”ATTRAZIONE NON FUNZIONA, si rompe di continuo. Per questo vi consiglio di venire a visitare Diagon Alley tra qualche mese, quando sarà tutto rodato e messo a posto! (E la gente, così come i tempi di attesa saranno minori).

Per concludere in bellezza, alla fine, l’attrazione non l’abbiamo fatta. Arrivati alla stazione, toccava a noi salire sul veicolo, avevamo già gli occhiali 3D in testa, quando nell’aria aleggia un nuovo annuncio: L’attrazione era nuovamente rotta e avremmo dovuto aspettare un’ altra ora. AT LEAST. At least!?

Il giramento di coglioni è arrivato a mille e abbiamo chiesto di uscire, perché 6 ore NO proprio NO 6 ore della mia vita buttate nel cesso per questa merda di Gringotts.

Succede che non volevano farci uscire dall’uscita di sicurezza, ma volevano farci ripercorrere tutta la strada a ritroso, camminando sopra a minimo 5000 persone svaccate a terra, lungo scale a chiocciola larghe 60 cm. ‘sti rincogliniti.

Gli altri poveretti che erano con noi hanno iniziato a protestare pesantemente, e noi con loro così abbiamo ottenuto di essere scortati all’esterno.

Ma la disavventura non è finita qui!

Nel prossimo post vi racconterò di come il customer service Universal Studios tratta i propri clienti.

E non c’è nulla da ridere.

Una specie di inverno

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Riprendo questo vecchio post che iniziai a scrivere i primi di giugno, ma è ancora attuale, almeno per 3/4 settimane. (In questi mesi sono stata in Canada a trovare i miei, poi sono venuti qui loro, poi sono passati a trovarci degli amici e dei cugini, mescolando il tutto al lavoro intenso del mio compare Turiddu, che implica sempre anche la sottoscritta, ecco spiegata l’assenza dal blog).

Con giugno inizia qui una stagione in cui si esce di meno (ebbene sì) un po’ per le temperature assurde quando c’è il sole e un po’ perché inizia la stagione delle piogge.
Ci si alza con il sole che scalda la camera da letto (o con il pargolo che ci chiama alle 7.30 dalla sua cameretta) e subito dopo pranzo arrivano i nuvoloni neri e i temporali, che possono durare giusto un’ora o continuare fino a sera. Difficile fare programmi, e se si decide di uscire nel pomeriggio, meglio farlo armati di k-way.
Una sorta di inverno *caldo*, a causa delle abitudini. Il buio che si crea con le tempeste mi invoglia a preparare torte e the caldo, di solito le nanne pomeridiane si allungavanono un po'(quanto è bello dormicchiare con il temporale fuori?) anche se questa estate Elo (da Elodado ndr) ha deciso di smetterla con questi nap e regalarmi giornate full-time dalle 8.30 alle 9.30. L’aria condizionata va come una lippa (europeicamente parlando, mai sotto gli 82 F) e anche le bollette della luce si alzano un po’, passando dai $100 mensili dei mesi più miti, ai $150 dei quattro mesi estivi. Considerate che qui tutto è elettrico, dal riscaldamento/raffreddamento, all’acqua calda, ai fornelli. Siamo in una community no-gas.
Giusto ieri ho tentato di recarmi a piedi da Wal-mart, che si trova a circa 15 minuti da casa, ma non sono riuscita ad arrivare al cancello, dal troppo caldo che faceva. E dire che ci eravamo spalmati bene di crema solare, armati di cappello, occhiali da sole e bottiglietta d’acqua, ma no. Chi me l’ha fatto fare? Pensavo mentre il calore mi friggeva il naso.
Quindi niente, rieccomi sul blog, pronta come la torta salata con porri e parmigiano – quello vero! Che ho appena tolto dal forno e carica per affrontare i prossimi mesi con la schiena dritta, visto che ci saranno diverse cose da affrontare. (Inizio dell’asilo per Elo, inizio degli allenamenti per rimettermi ai livelli delle modelle russe, viaggi vari per lavoro (Italia, California, di nuovo Italia e poi chissà) e in autunno forse una vacanza -nonsoancoradove- ma che serve davvero al signor D. altrimenti scoppia. E noi con lui.

Dilemmi

458c21c6dd895fa350b62987d0899556Ultimamente sono attanagliata da un problema esistenziale di quelli profondi e severi, quelli che non ti fanno dormire la notte e che occupano gran parte dei pensieri diurni.

Taglio i capelli? Si – No

Eh eh, voi credete sia semplice, ma è una decisione importante, considerando che l’ultima volta che li tagliai fu nel 2008, alle spalle, e li odiai.

Questa volta vorrei un taglio drastico, accompagnato da un colore drastico. Certo la Mich qui nella foto è una fregna stratosferica e il rischio è quello che immagino sempre quando devo apportare qualche cambio alla mia chioma, ovvero ossia ottenere questo risultato.

Poi mi dico basta scalpi da raccogliere con lo swiffer, basta aspirapolvere da pulire con le forbici, basta aspetto da magamagò quando non ho il tempo per farmi la piega, basta calure notturne, basta.

Eppoi male che vada metto il cappello, o una parrucca.

 

Pane con farina di nocciole e pane all’avena

1978681_10203792640682564_1484765000427326170_nMa quanto mi diverte fare il pane? Ieri sera ne ho fatti due, uno con farina di nocciole e uno con avena e semi di girasole. Li ho lasciati lievitare tutta notte, chiusi nel forno, coperti da un panno umido. Questa mattina, appena sveglia, li ho infornati. È meraviglioso sentire odore di pane caldo in casa al mattino!
Li ho fatti in due mini-loaf pans che sono stampini per il pane, ma piccoli. Mi vengono le pagnotte di circa 15 cm, così ne faccio due tipi differenti ogni volta e mi diverto di più.
Ho comprato l’avena e la farina di nocciole (la prossima volta provo anche con quella di mandorle) e ho fatto così:

Per il pane alle nocciole:

100 g PM
150 g farina per il pane
50 g farina di nocciole
50 g zucchero
20 g olio di mais
Un pizzico abbondante di sale integrale.
Acqua qb

Impastate il tutto e lasciate a lievitare per minimo 5 ore.

Poi ho infornato così: 7 minuti a 250˚C e poi altri 30 minuti a 190˚C. (forno statico)

Per il pane con l’avena e i semi di girasole invece ho fatto così:

100 g PM
200 g farina per il pane
20 g olio EVO
Avena e semi di girasole a piacere, in totale io ho messo sui 50 g
2 cucchiaini di sale integrale
Un pizzico abbondante di zucchero.
Acqua qb

Poi stesso procedimento di quello sopra.