Universal Studios e il customer service.

IMG_4505Riprendendo dal post precedente, ovvero la disavventura per vedere la Gringott, vi racconto ora di come siamo stati trattati, da ospiti paganti… profumatamente. Oserei dire.

…Siamo dunque stati scortati all’esterno da una persona, alla quale abbiamo quindi chiesto un pass (ne aveva un bel mazzo in mano) per evitare di farci di nuovo le 5 ore di fila la volta successiva.

- No.
– Scusi?
– No, il pass, dico non posso darvelo.
– Come no? E a chi lo date allora?
– Lo diamo solo a quelli che erano sul veicolo e sono stati recuperati in giro per l’attrazione quando si è rotta.
– Ma noi eravamo sul veicolo, avevamo già gli occhiali su, le cinture allacciate.
– Si ma eravate ancora alla stazione.
– E quindi? Questione di secondi.
– Mi dispiace NO.
– Come no? Ma lei sa scherzando, mi dia subito quel pass! (I toni si alzano)
– Lo possiamo dare solo alle persone che vengono scortate fuori dall’attrazione
– Ma noi siamo stati scortati!
– E dove è la persona che vi ha scortato?
– Dov’è? Che ne so? Sarà andata.
– Mi dispiace, non posso fare niente.
– Come no? Ci dia il pass per favore e facciamola finita.
– NO.
– Siamo stati 5 ore in quell’incubo, a morire di caldo e poi di freddo, senza vedere nulla, senza bagni, con l’acqua che costava 4 dollari per bottiglietta, mi sembra il minimo che possiate fare!
– NO, mi spiace.
– Senta, mi chiami un suo superiore!

Arriva una donna, piuttosto grassa, che ci viene sotto con fare da ghetto e muso duro allargando le braccia:

- What’s your problem?
– What’s my problem?

E rispiega tutto da capo, con fare indignato, ovviamente.

Nel frattempo la gente faceva capannella.

- Andiamo a parlarne fuori.

(Cosa è una minaccia?!) Insistiamo, dicendo che non ce ne saremmo andati fino a che non ci avessero dato quei pass.

- Se non vi spostate sarò costretta a farvi scortare fuori dal parco.

Ok, la seguiamo fuori dal negozio, non vogliamo dare spettacolo, ma insistiamo sul pass.

- Non ce ne andiamo se non ci date il pass.
– Non è previsto.
– Ma in che casi è previsto allora? Ma stiamo scerziamo? (il tono in effetti si è alzato ancora un po’, il mio, mio padre era zitto, mio marito parlava con calma, io no).
– Allora chiamo la security. (Alla radiolina) Ci sono 6 persone che mi stanno minacciando e non sono in grado di gestirle da sola.

MINACCIANDO?!?!?!!? Ma sei cretinascemacessastronzaidiota?

Arriva la security, un tizio tranquillissimo che, vista la situazione, si appoggia al muro.

Lei a quel punto inizia a dirgli che l’abbiamo spinta e le stavamo mettendo le mani addosso, in faccia, ma lo fa piano, cercando di non farsi sentire da noi. Io però CRETINAAAAA ti ho sentita e ho ribattuto subito dicendo:

- LIAR!!!! LIAR!!!!! That’s not true!! You are a liaaaaaaarrrrrr!!! (scemacretinastronzacoglionamuori)
Ve sta a raccontà una marea de cazzate, vogliamo parlare con qualcun altro.

Ci incamminiamo così tutti in gruppo verso l’ufficio del servizio clienti.

Per la strada lei insiste con la sua versione, ed io dietro che le ripetevo che era una cazzo di contapalle sfigata.
Mio marito le dice che ha sbagliato tutto, ma soprattutto ha sbagliato clienti visto che lui ha molte amicizie negli “uffici alti” (cosa vera, peraltro).
Arriviamo, questa scompare, arriva il suo capo, gentilissimo, che nel giro di 10 minuti ci fa avere nell’ordine:

4 ingressi gratuiti al parco (per i miei che avevano pagato il biglietto)
6 pass per non fare nuovamente la fila alla Gringott
tante sentite scuse
ci promette una segnalazione di quella persona (che vedo poi passare per i corridoi, camicia fuori e capelli sconvolti muahahahahahahah)

Ce ne andiamo sereni e con il buco del culo che ride.

La volta successiva lei l’ho vista nei bagni. Non so se è stato un caso, oppure ha avuto una promozione.

The -literally- escape from Gringotts!

A Luglio scrivevo:

10178136_10204550446027224_4168629704435178331_nL’ultima novità in quel di Orlando è stata l’apertura della nuova area di Harry Potter agli Universal Studios. Sono già stata due volte a visitare Diagon Alley, veramente bella, bella quanto piena e state sicuri che sarà così per i prossimi 2/3 mesi, almeno.

Vi consiglio di aspettare un po’ prima di venire a vedere il parco, per evitare di perdere 5 ORE sì, avete letto bene, in coda, per visitare la Gringotts. 5 ore delle quali 2 passate all’esterno, al caldo, a sudare, e le altre 3 all’interno, con l’aria condizionata da sincope.

(Ad oggi le code sono diminuite, per visitare l’attrazione ci sono 90 minuti di attesa (ufficiali) che poi diventano -quasi- sempre 150).

Ma non è finito il disagio.

A parte il fatto che la queue-line non è ben tematizzata come quella del castello di Hogwards, nel senso che in tutte le 5 ore di coda l’unica parte carina è la sala principale della banca, con una decina di animatronics e dei bei chandeliers, nella quale ti fanno passare velocemente per poi imbottigliarti in corridoi stretti e gelidi, così come la parte esterna completamente senza tematizzazione ed un baracchino che vende provviste per la gente accaldata, con dei prezzi da fuori di testa (4 dollari mezzo litro d’acqua perché ha su l’adesivo di Harry Potter, e non è nemmeno acqua di sorgente, ma acqua demineralizzata, quindi totalmente inutile e schifosa come la Dasani. )

POI

La coda segnalata all’esterno era di 150 minuti, vale a dire 2 ore e mezza, lunga ma fattibile per chi arriva dall’altra parte degli states o del mondo e spende 96 dollari per l’accesso al parco. Fattibile perché ti permette di visitare il resto del parco senza problemi. Quando però questo tempo viene esattamente DUPLICATO all’ospite medio GIRANO I COGLIONI, e a noi sono girati altamente, nonostante avessimo l’annual pass, perché eravamo in compagnia della mia famiglia che invece ha pagato prezzo pieno, per 4 persone. 400 dollari per stare 5 ore a congelare sono una grande presa per il culo.

Ma non è finita. Ogni tot annunciavano che l’attrazione era in blocco e l’attesa sarebbe stata maggiore di 20 minuti. Venti minuti, dopo che hai già fatto 2 ore in fila, te li fai. Non molli la coda per 20 minuti in più. Il problema è che sono andati avanti così per un tot, avvisando ogni 20 minuti di altri venti minuti fino a raggiungere le 2 ore e 30 in più di quelle previste PERCHÈ L”ATTRAZIONE NON FUNZIONA, si rompe di continuo. Per questo vi consiglio di venire a visitare Diagon Alley tra qualche mese, quando sarà tutto rodato e messo a posto! (E la gente, così come i tempi di attesa saranno minori).

Per concludere in bellezza, alla fine, l’attrazione non l’abbiamo fatta. Arrivati alla stazione, toccava a noi salire sul veicolo, avevamo già gli occhiali 3D in testa, quando nell’aria aleggia un nuovo annuncio: L’attrazione era nuovamente rotta e avremmo dovuto aspettare un’ altra ora. AT LEAST. At least!?

Il giramento di coglioni è arrivato a mille e abbiamo chiesto di uscire, perché 6 ore NO proprio NO 6 ore della mia vita buttate nel cesso per questa merda di Gringotts.

Succede che non volevano farci uscire dall’uscita di sicurezza, ma volevano farci ripercorrere tutta la strada a ritroso, camminando sopra a minimo 5000 persone svaccate a terra, lungo scale a chiocciola larghe 60 cm. ‘sti rincogliniti.

Gli altri poveretti che erano con noi hanno iniziato a protestare pesantemente, e noi con loro così abbiamo ottenuto di essere scortati all’esterno.

Ma la disavventura non è finita qui!

Nel prossimo post vi racconterò di come il customer service Universal Studios tratta i propri clienti.

E non c’è nulla da ridere.

Una specie di inverno

zen

Riprendo questo vecchio post che iniziai a scrivere i primi di giugno, ma è ancora attuale, almeno per 3/4 settimane. (In questi mesi sono stata in Canada a trovare i miei, poi sono venuti qui loro, poi sono passati a trovarci degli amici e dei cugini, mescolando il tutto al lavoro intenso del mio compare Turiddu, che implica sempre anche la sottoscritta, ecco spiegata l’assenza dal blog).

Con giugno inizia qui una stagione in cui si esce di meno (ebbene sì) un po’ per le temperature assurde quando c’è il sole e un po’ perché inizia la stagione delle piogge.
Ci si alza con il sole che scalda la camera da letto (o con il pargolo che ci chiama alle 7.30 dalla sua cameretta) e subito dopo pranzo arrivano i nuvoloni neri e i temporali, che possono durare giusto un’ora o continuare fino a sera. Difficile fare programmi, e se si decide di uscire nel pomeriggio, meglio farlo armati di k-way.
Una sorta di inverno *caldo*, a causa delle abitudini. Il buio che si crea con le tempeste mi invoglia a preparare torte e the caldo, di solito le nanne pomeridiane si allungavanono un po'(quanto è bello dormicchiare con il temporale fuori?) anche se questa estate Elo (da Elodado ndr) ha deciso di smetterla con questi nap e regalarmi giornate full-time dalle 8.30 alle 9.30. L’aria condizionata va come una lippa (europeicamente parlando, mai sotto gli 82 F) e anche le bollette della luce si alzano un po’, passando dai $100 mensili dei mesi più miti, ai $150 dei quattro mesi estivi. Considerate che qui tutto è elettrico, dal riscaldamento/raffreddamento, all’acqua calda, ai fornelli. Siamo in una community no-gas.
Giusto ieri ho tentato di recarmi a piedi da Wal-mart, che si trova a circa 15 minuti da casa, ma non sono riuscita ad arrivare al cancello, dal troppo caldo che faceva. E dire che ci eravamo spalmati bene di crema solare, armati di cappello, occhiali da sole e bottiglietta d’acqua, ma no. Chi me l’ha fatto fare? Pensavo mentre il calore mi friggeva il naso.
Quindi niente, rieccomi sul blog, pronta come la torta salata con porri e parmigiano – quello vero! Che ho appena tolto dal forno e carica per affrontare i prossimi mesi con la schiena dritta, visto che ci saranno diverse cose da affrontare. (Inizio dell’asilo per Elo, inizio degli allenamenti per rimettermi ai livelli delle modelle russe, viaggi vari per lavoro (Italia, California, di nuovo Italia e poi chissà) e in autunno forse una vacanza -nonsoancoradove- ma che serve davvero al signor D. altrimenti scoppia. E noi con lui.

Storie che fanno spalancare gli occhi.

« Lo spostamento di un singolo elettrone per un miliardesimo di centimetro, a un momento dato, potrebbe significare la differenza tra due avvenimenti molto diversi, come l’uccisione di un uomo un anno dopo, a causa di una valanga, o la sua salvezza. » Alan Turing

Ieri ho finito di leggere un libro che ho trovato appassionante, come tutti i libri che leggo e che raccontano di saghe familiari, (Ritratto in seppia – Isabel Allende) quel tipo di libri in cui non esiste protagonista assoluto, ma con il passare del tempo, delle pagine, l’attenzione si focalizza su un personaggio diverso. Lo stile è tipico della letteratura sudamericana, che io adoro, forse la mia preferita.
Questo libro mi ha fatto pensare che tutte le vite, nessuna esclusa, meritano un libro. Ci sono vite più concentrate ed altre più diluite, ma non esiste una vita non degna di nota. Chiunque a questo mondo ha vissuto, sta vivendo o vivrà cose da raccontare, gioie, tragedie, storie incredibili ed impensabili. Chi di noi non ha un aneddoto della vita dei propri nonni che fa spalancare gli occhi? Chi di noi non ha vissuto momenti di buio assoluto o di gioia estrema? Nessuno. E se questo nessuno esistesse, quanto sarebbe interessante la vita di qualcuno a cui non è successo nulla? Mai. Nulla. Sarebbe incredibile persino quella.
Per questo ho pensato di raccontare qui, di tanto in tanto, le storie che appartengono alla mia famiglia, fino a dove ve n’è memoria, storie passate che non voglio vengano perdute nelle pieghe del tempo.
I traumi vengono trasmessi nel DNA, di madre in figlio, in nipote, e sicuramente è lo stesso anche per le gioie immense; e se leggere storie racchiuse nel DNA è ancora fantascienza, poterlo fare da un blog, nero su bianco, è realtà.
Racconterò di Filomena e Vittorio, di Teresa e dell’Ing. Giorgio, racconterò di Maria e Tiziano, appariranno Cosimo e Felice, ricorderò NonnaBis, di cui al momento ignoro il nome, Pinuccio che se ne andò troppo presto e di tutte le persone che, a modo loro, hanno contribuito a disegnare la storia di questo mondo.

Dilemmi

458c21c6dd895fa350b62987d0899556Ultimamente sono attanagliata da un problema esistenziale di quelli profondi e severi, quelli che non ti fanno dormire la notte e che occupano gran parte dei pensieri diurni.

Taglio i capelli? Si – No

Eh eh, voi credete sia semplice, ma è una decisione importante, considerando che l’ultima volta che li tagliai fu nel 2008, alle spalle, e li odiai.

Questa volta vorrei un taglio drastico, accompagnato da un colore drastico. Certo la Mich qui nella foto è una fregna stratosferica e il rischio è quello che immagino sempre quando devo apportare qualche cambio alla mia chioma, ovvero ossia ottenere questo risultato.

Poi mi dico basta scalpi da raccogliere con lo swiffer, basta aspirapolvere da pulire con le forbici, basta aspetto da magamagò quando non ho il tempo per farmi la piega, basta calure notturne, basta.

Eppoi male che vada metto il cappello, o una parrucca.

 

Pane con farina di nocciole e pane all’avena

1978681_10203792640682564_1484765000427326170_nMa quanto mi diverte fare il pane? Ieri sera ne ho fatti due, uno con farina di nocciole e uno con avena e semi di girasole. Li ho lasciati lievitare tutta notte, chiusi nel forno, coperti da un panno umido. Questa mattina, appena sveglia, li ho infornati. È meraviglioso sentire odore di pane caldo in casa al mattino!
Li ho fatti in due mini-loaf pans che sono stampini per il pane, ma piccoli. Mi vengono le pagnotte di circa 15 cm, così ne faccio due tipi differenti ogni volta e mi diverto di più.
Ho comprato l’avena e la farina di nocciole (la prossima volta provo anche con quella di mandorle) e ho fatto così:

Per il pane alle nocciole:

100 g PM
150 g farina per il pane
50 g farina di nocciole
50 g zucchero
20 g olio di mais
Un pizzico abbondante di sale integrale.
Acqua qb

Impastate il tutto e lasciate a lievitare per minimo 5 ore.

Poi ho infornato così: 7 minuti a 250˚C e poi altri 30 minuti a 190˚C. (forno statico)

Per il pane con l’avena e i semi di girasole invece ho fatto così:

100 g PM
200 g farina per il pane
20 g olio EVO
Avena e semi di girasole a piacere, in totale io ho messo sui 50 g
2 cucchiaini di sale integrale
Un pizzico abbondante di zucchero.
Acqua qb

Poi stesso procedimento di quello sopra.

Arnica e Manuka

arnica_manuka_flowersUn po’ di tempo fa siamo andati al mare e Leo si è divertito tantissimo. Però nel tragitto dal parcheggio alla spiaggia è inciampato e si è sbucciato un ginocchio. Niente di ché, solo una leggera abrasione, ma è stato poi per 5 ore nella sabbia, bagnato con l’acqua di mare e alla fine, a casa, finalmente disinfettato. Generalmente per velocizzare la guarigione noi usiamo la polvere di Arnica ed Echinacea della Weleda, una polverina miracolosa che disinfetta e asciuga velocemente. La usai anche sul cordone ombelicale di Leo, al posto dell’alcool che consigliavano all’ospedale, e solo al terzo giorno dalla nascita si staccò, perfettamente cicatrizzato.
Il giorno dopo il ginocchietto era a posto, non era nemmeno più arrossato ed aveva una bella crosticina… solo che Leo è uno scalmanato ed è caduto di nuovo, sullo stesso ginocchio, strisciandolo per bene sulla moquette. La crosticina è saltata completamente e l’abrasione era peggio di prima… quindi di nuovo pulisci, disinfetta, in mezzo ad una valle di lacrime. Il giorno seguente di nuovo, picchia il ginocchio e la crosticina si rompe un pochino, sangue. Resterà una bella cicatrice, mi sa!
Il secondo giorno per il trauma si era arrossato nuovamente tutto attorno alla ferita e mi è venuto in mente il miele di Manuka… perché non provarlo? Lo abbiamo messo sulla ferita e sull’area circostante e poi coperto con un cerotto di Cars, facendolo aderire solo ai lati, in modo tale che la ferita prendesse aria e si asciugasse. “La cremina magica” (è il suo nuovo nome) è magica davvero… già alla sera il rossore era scomparso completamente!

Cosa si può dire? Evviva la natura!

Cosa fare

IMG_3029Visto il periodo pesante e il lavoro senza sosta di “Mr Producer” (un giorno vi racconterò da dove deriva il nome, e soprattutto le virgolette), ogni week end cerchiamo di organizzare qualcosa di carino da fare, noi tre, cercando di scoprire posti nuovi nei dintorni che possano essere divertenti soprattutto per Leo.
Ieri siamo stati a fare un giro in barca per i grandi laghi a nord di downtown, collegati tra di loro con una rete di piccoli canali molto suggestivi.
Tutte le barchette portavano circa 15 persone ed erano guidate da vecchietti simpaticissimi.
Per tutta l’ora di navigazione questi vecchietti raccontavano la rava e la fava delle le case affacciate sui laghi… che case ragazzi, stiamo sui 5/8 milioni di $ l’una… impressionanti.
È stata un’ora piacevole, Leo ha retto tutto il tempo con il salvagente allacciato (non credevo) e ha iniziato a rompere perché voleva alzarsi (e non si poteva) solo a 5 minuti dalla fine. Fiù!
Poi siamo tornati a casa e sulla strada ci siamo fermati a prendere delle ciambelle da Dunkin’ donuts… che grassi! Però che buone…
Ora devo trovare qualcos’altro da fare il prossimo fine settimana… pensavo di andare a vedere un villaggino che c’è qui vicino chiamato Christmas, c’è il museo del Natale (?), ed è addobbato come se fosse dicembre, tutto l’anno. Oppure vorrei andare a Gatorland a vedere gli alligatori.
Nei laghi dove abbiamo fatto il tour, ci raccontava il vecchietto, gli abitanti avevano avvistato 6/7 alligatori, così, preoccupati per la sicurezza dei loro bambini, hanno chiamato il “wildlife service” per farli spostare. Arrivati questi specialisti hanno “rilocato” (si dice?) ben 150 alligatori!

Cap d cazz!

Mini muffins con lievito madre

1977337_10203748052047876_4013342770197139872_nQuesta mattina mi sono alzata presto per infornare i muffins che avevo preparato ieri sera… ormai è (quasi) un’abitudine, preparo l’impasto alla sera così ha tutta la notte per crescere come si deve. Il procedimento non è lungo quanto l’attesa, inizialmente mi spaventava leggere 5 ore di riposo, ma sei scemo? Pensavo. Quando mai mi metterò a preparare le cose 8 ore prima di doverle mangiare, tu sei fuori… e invece. Il risultato è supersoddisfacente e non è per nulla impegnativo, senza contare che sia il pane che i dolci vengono veramente buoni e, non so come dire, sembrà una frase “noccioè” però quando li mandi giù lo senti che sono molto più sani! Provare per credere.

Ecco la ricetta!

- Pasta (lievito) madre 70 g
– 1 uovo
– Zucchero 100 g (Melius abundare quam deficere)
– Farina 120 g
– Olio vegetale (no oliva, è troppo saporito, ideale di mais, di sesamo o di mandorla) 70 g
– Latte (va bene anche vegetale) 33 g
– Miele 1/3 di cucchiaino
– Gocce di cioccolato (la quantità va a gusto, io ho usato quello fondente)

Sciogliere la pm con il latte tiepido e il miele, aggiungere 40 g di farina, impastare bene e lasciar riposare per un’ora. Dopo il riposino, aggiungere il resto degli ingredienti (io ho messo prima l’uovo, poi l’olio, infine la farina e lo zucchero) mescolate bene tutto con l’aiuto di una frusta, infine aggiungere la gocce di cioccolato, mescolare bene e mettere a riposare per altre 5 ore. Io in realtà ho preparato tutto alla sera, l’ho lasciato fuori dal frigo per 4 ore e poi l’ho messo in frigo per tutta la notte, al mattino l’ho tirato fuori e ho lasciato che tornasse a temperatura ambiente, dopo di ché l’ho messo negli stampini e lasciato ancora li, a dormicchiare per un’altra ora. Poi si prepara il forno a 180˚C e si inforna per 20 minuti.