Storie che fanno spalancare gli occhi.

« Lo spostamento di un singolo elettrone per un miliardesimo di centimetro, a un momento dato, potrebbe significare la differenza tra due avvenimenti molto diversi, come l’uccisione di un uomo un anno dopo, a causa di una valanga, o la sua salvezza. » Alan Turing

Ieri ho finito di leggere un libro che ho trovato appassionante, come tutti i libri che leggo e che raccontano di saghe familiari, (Ritratto in seppia – Isabel Allende) quel tipo di libri in cui non esiste protagonista assoluto, ma con il passare del tempo, delle pagine, l’attenzione si focalizza su un personaggio diverso. Lo stile è tipico della letteratura sudamericana, che io adoro, forse la mia preferita.
Questo libro mi ha fatto pensare che tutte le vite, nessuna esclusa, meritano un libro. Ci sono vite più concentrate ed altre più diluite, ma non esiste una vita non degna di nota. Chiunque a questo mondo ha vissuto, sta vivendo o vivrà cose da raccontare, gioie, tragedie, storie incredibili ed impensabili. Chi di noi non ha un aneddoto della vita dei propri nonni che fa spalancare gli occhi? Chi di noi non ha vissuto momenti di buio assoluto o di gioia estrema? Nessuno. E se questo nessuno esistesse, quanto sarebbe interessante la vita di qualcuno a cui non è successo nulla? Mai. Nulla. Sarebbe incredibile persino quella.
Per questo ho pensato di raccontare qui, di tanto in tanto, le storie che appartengono alla mia famiglia, fino a dove ve n’è memoria, storie passate che non voglio vengano perdute nelle pieghe del tempo.
I traumi vengono trasmessi nel DNA, di madre in figlio, in nipote, e sicuramente è lo stesso anche per le gioie immense; e se leggere storie racchiuse nel DNA è ancora fantascienza, poterlo fare da un blog, nero su bianco, è realtà.
Racconterò di Filomena e Vittorio, di Teresa e dell’Ing. Giorgio, racconterò di Maria e Tiziano, appariranno Cosimo e Felice, ricorderò NonnaBis, di cui al momento ignoro il nome, Pinuccio che se ne andò troppo presto e di tutte le persone che, a modo loro, hanno contribuito a disegnare la storia di questo mondo.

Dilemmi

458c21c6dd895fa350b62987d0899556Ultimamente sono attanagliata da un problema esistenziale di quelli profondi e severi, quelli che non ti fanno dormire la notte e che occupano gran parte dei pensieri diurni.

Taglio i capelli? Si – No

Eh eh, voi credete sia semplice, ma è una decisione importante, considerando che l’ultima volta che li tagliai fu nel 2008, alle spalle, e li odiai.

Questa volta vorrei un taglio drastico, accompagnato da un colore drastico. Certo la Mich qui nella foto è una fregna stratosferica e il rischio è quello che immagino sempre quando devo apportare qualche cambio alla mia chioma, ovvero ossia ottenere questo risultato.

Poi mi dico basta scalpi da raccogliere con lo swiffer, basta aspirapolvere da pulire con le forbici, basta aspetto da magamagò quando non ho il tempo per farmi la piega, basta calure notturne, basta.

Eppoi male che vada metto il cappello, o una parrucca.

 

Pane con farina di nocciole e pane all’avena

1978681_10203792640682564_1484765000427326170_nMa quanto mi diverte fare il pane? Ieri sera ne ho fatti due, uno con farina di nocciole e uno con avena e semi di girasole. Li ho lasciati lievitare tutta notte, chiusi nel forno, coperti da un panno umido. Questa mattina, appena sveglia, li ho infornati. È meraviglioso sentire odore di pane caldo in casa al mattino!
Li ho fatti in due mini-loaf pans che sono stampini per il pane, ma piccoli. Mi vengono le pagnotte di circa 15 cm, così ne faccio due tipi differenti ogni volta e mi diverto di più.
Ho comprato l’avena e la farina di nocciole (la prossima volta provo anche con quella di mandorle) e ho fatto così:

Per il pane alle nocciole:

100 g PM
150 g farina per il pane
50 g farina di nocciole
50 g zucchero
20 g olio di mais
Un pizzico abbondante di sale integrale.
Acqua qb

Impastate il tutto e lasciate a lievitare per minimo 5 ore.

Poi ho infornato così: 7 minuti a 250˚C e poi altri 30 minuti a 190˚C. (forno statico)

Per il pane con l’avena e i semi di girasole invece ho fatto così:

100 g PM
200 g farina per il pane
20 g olio EVO
Avena e semi di girasole a piacere, in totale io ho messo sui 50 g
2 cucchiaini di sale integrale
Un pizzico abbondante di zucchero.
Acqua qb

Poi stesso procedimento di quello sopra.

Arnica e Manuka

arnica_manuka_flowersUn po’ di tempo fa siamo andati al mare e Leo si è divertito tantissimo. Però nel tragitto dal parcheggio alla spiaggia è inciampato e si è sbucciato un ginocchio. Niente di ché, solo una leggera abrasione, ma è stato poi per 5 ore nella sabbia, bagnato con l’acqua di mare e alla fine, a casa, finalmente disinfettato. Generalmente per velocizzare la guarigione noi usiamo la polvere di Arnica ed Echinacea della Weleda, una polverina miracolosa che disinfetta e asciuga velocemente. La usai anche sul cordone ombelicale di Leo, al posto dell’alcool che consigliavano all’ospedale, e solo al terzo giorno dalla nascita si staccò, perfettamente cicatrizzato.
Il giorno dopo il ginocchietto era a posto, non era nemmeno più arrossato ed aveva una bella crosticina… solo che Leo è uno scalmanato ed è caduto di nuovo, sullo stesso ginocchio, strisciandolo per bene sulla moquette. La crosticina è saltata completamente e l’abrasione era peggio di prima… quindi di nuovo pulisci, disinfetta, in mezzo ad una valle di lacrime. Il giorno seguente di nuovo, picchia il ginocchio e la crosticina si rompe un pochino, sangue. Resterà una bella cicatrice, mi sa!
Il secondo giorno per il trauma si era arrossato nuovamente tutto attorno alla ferita e mi è venuto in mente il miele di Manuka… perché non provarlo? Lo abbiamo messo sulla ferita e sull’area circostante e poi coperto con un cerotto di Cars, facendolo aderire solo ai lati, in modo tale che la ferita prendesse aria e si asciugasse. “La cremina magica” (è il suo nuovo nome) è magica davvero… già alla sera il rossore era scomparso completamente!

Cosa si può dire? Evviva la natura!

Cosa fare

IMG_3029Visto il periodo pesante e il lavoro senza sosta di “Mr Producer” (un giorno vi racconterò da dove deriva il nome, e soprattutto le virgolette), ogni week end cerchiamo di organizzare qualcosa di carino da fare, noi tre, cercando di scoprire posti nuovi nei dintorni che possano essere divertenti soprattutto per Leo.
Ieri siamo stati a fare un giro in barca per i grandi laghi a nord di downtown, collegati tra di loro con una rete di piccoli canali molto suggestivi.
Tutte le barchette portavano circa 15 persone ed erano guidate da vecchietti simpaticissimi.
Per tutta l’ora di navigazione questi vecchietti raccontavano la rava e la fava delle le case affacciate sui laghi… che case ragazzi, stiamo sui 5/8 milioni di $ l’una… impressionanti.
È stata un’ora piacevole, Leo ha retto tutto il tempo con il salvagente allacciato (non credevo) e ha iniziato a rompere perché voleva alzarsi (e non si poteva) solo a 5 minuti dalla fine. Fiù!
Poi siamo tornati a casa e sulla strada ci siamo fermati a prendere delle ciambelle da Dunkin’ donuts… che grassi! Però che buone…
Ora devo trovare qualcos’altro da fare il prossimo fine settimana… pensavo di andare a vedere un villaggino che c’è qui vicino chiamato Christmas, c’è il museo del Natale (?), ed è addobbato come se fosse dicembre, tutto l’anno. Oppure vorrei andare a Gatorland a vedere gli alligatori.
Nei laghi dove abbiamo fatto il tour, ci raccontava il vecchietto, gli abitanti avevano avvistato 6/7 alligatori, così, preoccupati per la sicurezza dei loro bambini, hanno chiamato il “wildlife service” per farli spostare. Arrivati questi specialisti hanno “rilocato” (si dice?) ben 150 alligatori!

Cap d cazz!

Mini muffins con lievito madre

1977337_10203748052047876_4013342770197139872_nQuesta mattina mi sono alzata presto per infornare i muffins che avevo preparato ieri sera… ormai è (quasi) un’abitudine, preparo l’impasto alla sera così ha tutta la notte per crescere come si deve. Il procedimento non è lungo quanto l’attesa, inizialmente mi spaventava leggere 5 ore di riposo, ma sei scemo? Pensavo. Quando mai mi metterò a preparare le cose 8 ore prima di doverle mangiare, tu sei fuori… e invece. Il risultato è supersoddisfacente e non è per nulla impegnativo, senza contare che sia il pane che i dolci vengono veramente buoni e, non so come dire, sembrà una frase “noccioè” però quando li mandi giù lo senti che sono molto più sani! Provare per credere.

Ecco la ricetta!

- Pasta (lievito) madre 70 g
– 1 uovo
– Zucchero 100 g (Melius abundare quam deficere)
– Farina 120 g
– Olio vegetale (no oliva, è troppo saporito, ideale di mais, di sesamo o di mandorla) 70 g
– Latte (va bene anche vegetale) 33 g
– Miele 1/3 di cucchiaino
– Gocce di cioccolato (la quantità va a gusto, io ho usato quello fondente)

Sciogliere la pm con il latte tiepido e il miele, aggiungere 40 g di farina, impastare bene e lasciar riposare per un’ora. Dopo il riposino, aggiungere il resto degli ingredienti (io ho messo prima l’uovo, poi l’olio, infine la farina e lo zucchero) mescolate bene tutto con l’aiuto di una frusta, infine aggiungere la gocce di cioccolato, mescolare bene e mettere a riposare per altre 5 ore. Io in realtà ho preparato tutto alla sera, l’ho lasciato fuori dal frigo per 4 ore e poi l’ho messo in frigo per tutta la notte, al mattino l’ho tirato fuori e ho lasciato che tornasse a temperatura ambiente, dopo di ché l’ho messo negli stampini e lasciato ancora li, a dormicchiare per un’altra ora. Poi si prepara il forno a 180˚C e si inforna per 20 minuti.

Non si butta via niente

IMG_2825Proprio oggi, nell’era del consumismo e dell’usa e getta, è bello scoprire il riutilizzo ed evitare lo spreco, passo necessario prima di arrivare al riciclaggio. Ricordo usanze e invenzioni dei miei adorati nonni, quelli che venivano dal sud, quelli che si sono spaccati la schiena per garantire una vita più che dignitosa alla propria famiglia. Ricordo mio nonno che limava i contenitori di vetro che si scheggiavano, tra i quali anche i bicchieri, che usava i profili avanzati della carta da parati per creare delle carinissime cornici, che mi preparava le merende a base di pane raffermo passato sotto il getto d’acqua del rubinetto, un filo di olio e un pomodoro “spremuto”. Ma oggi prendo spunto da una cosa in particolare, ovvero quando grattava le croste del parmigiano (o Grana) e le metteva nel minestrone. Che bontà.

Oggi il parmigiano è per me alimento prezioso, lo dico da expat, perché se già è caro in patria, figuratevi qui. Una volta me l’hanno persino rubato dalla valigia… fetenti! Per questo, ogni volta che arrivo alla crosta mi rifiuto tassativamente di buttarla e ho trovato differenti modi, molto gustosi, tralaltro, per consumarla.

Dopo averla grattata bene con un coltello, possiamo usare la crosta così:

• Fatta andare nel sugo o nel minestrone (gli dà un buon sapore e si ammorbidisce…)

• Arrostita in padella

• Aggiunta al brodo di verdure durante la cottura

• Tagliata a pezzetti piccoli e sbollentata, si può aggiungere all’impasto del vostro pane fatto in casa (questo è quello che farò alla prossima panificazione, domani!)

• Pare che faccia anche molto bene ai nostri amici pelosi, apportando calcio e “pulendo” i denti (e infatti l’altro giorno quella ciulona di Mela mi ha fregato un pezzettone caduto per terra!)

Voi a cosa date una seconda vita? Datemi spunti!

Oggi pane alle olive!

1383907_10203622917719596_1840690580_nLa faccio facile, visto che dopo il mio fallimento con il lievito madre adesso panifico utilizzando quello di mia suocera! :) Visti i risultati goduriosi, mi sono convinta a provare nuovamente e fare il *mio* lievito.
Li manterrò vivi entrambi, o almeno ci proverò.
Ieri sera ho fatto il rinfresco, poi ho preso metà dell’impasto e l’ho messo in frigo. Con l’altra metà ho fatto la pasta del pane, con l’olio e il sale integrale (il pane senza sale non mi piace proprio!).
Infine l’ho messo in una ciotola, coperto da un panno umido, e lasciato nel forno spento per tutta la notte.
Stamattina era triplicato, l’ho impastato di nuovo aggiungendo le olive, ho formato la pagnotta, l’ho spolverato di farina, coperto e lasciato riposare ancora 2 orette nel forno con la luce accesa (oggi ci sono 18 gradi, freddino per i lieviti). Poi ho acceso il forno. La cottura che seguo è questa (poi varia a seconda della dimensione del pane). I primi 8 minuti a 480˚F (250˚C) e poi altri 40 minuti a 390˚F (200˚C).

“Quando visitai per l’ultima volta mia nonna per dirle che ero costretto ad espatriare, la povera vecchia accolse la notizia con indicibile tristezza. La sua età avanzata rendeva probabile che non ci saremmo più visti. Ma la sua preoccupazione era un’altra. “Chi ti farà il pane?” mi chiese. “Non è questa la difficoltà – risposi – pane se ne trova ovunque.” Dopo una pausa pensosa ella ripetè: “Ti hi chiesto chi te lo farà.” “Non so, – risposi – come faccio a saperlo in anticipo? Lo pagherò, per quel che costa”. “Povero figlio mio – ella concluse con infinita compassione – mangerai pane comprato!”.

- Ignazio Silone

#100happydays

1959518_10203583885863824_1592416147_nHo trovato questo hashtag sotto alcune fotografie e sono andata a curiosare, per capire cosa fosse. Ho scoperto quindi questa iniziativa molto carina (www.100happydays.com/it) che consiste nel pubblicare una foto al giorno, per 100 giorni, di ciò che ti ha reso felice nell’arco della giornata. Pare che evidenziare questi aspetti porti positività, buon umore, ottimismo, amore… di tutto insomma. Bene, ieri era il secondo giorno e me ne sono già dimenticata…comunque ci provo, eh.

Ho fatto il primo pane con la pasta madre, è venuto buono, la crosta un po’ spessa, ma devo solo regolare io le temperature e i tempi in base al mio fornodemmerda. Ieri ho fatto anche la pizza, è venuta buona, ma probabilmente doveva lievitare un po’ di più una volta in teglia. Ho iniziato il procedimento al mattino per la sera, la prossima volta inizierò la sera prima.

Abbiamo visto di nuovo Emigrante, questa volta siamo andati a mangiare a Downtown Disney, è sempre piacevole incontrarlo, ascoltare i suoi racconti e soprattutto i suoi consigli! Certo sarebbe carino se venisse qui con la sua famiglia e portasse i suoi bimbi nei parchi!

La prossima estate ci piacerebbe fare un giro per la California, da nord a sud o da sud a nord, insomma, vedremo. In quel viaggio avremo 3 tappe fondamentali: S.Diego per una cena senza carne/vino/caffè da Marica. L.A. per una bella passeggiata sui colli Hollywoodiani con Vale e S.Francisco per un BBQ da Emigrante. Avete consigli su luoghi *assolutamente* da vedere?

Uno sguardo al futuro

Allora, domani panifico. La pasta madre me l’ha data mia suocera, metà della sua, l’ho rinfrescata, metà messa in frigo e metà in una scodella, coperta da un panno umido… e domattina faccio la pagnotta e inforno! D. dice che devo fare la mia, che tra 10 anni, guardando la pasta madre in frigo penserò “però, avrei potuto farla io”.

MaHAHAHHAAHHHAHAH!

Tra 10 anni? Ma io tra 10 anni voglio il cuoco personale che mi fa il pane fresco mentre io vado a farmi fare i massaggi! E insomma!