I want to ride my bicycle, I want to ride my bike…

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Sto spulciando Amazon in cerca di una bici per Leo. Nell’ultimo periodo si  è sempre più interessato al suo monopattino, così dopo scuola lo porto a sgambettare ad un parco carino raggiungibile a piedi.
Oggi mi ha chiesto di portargli la bici, anziché il monopattino, e così farò. Però, c’è un però. L’anno scorso gli prendemmo la balance bike, sulla quale non è mai riuscito ad andare, forse è troppo timoroso (per colpa mia suppongo) e si muove lentamente, quindi non riesce a dare il giusto slancio. Però gli piace molto essere spinto, ride come un matto!
Ho deciso quindi di prendergli una classica bici con i pedali e le rotelle, e quando sarà tempo imparerà ad andare senza. So di bimbi che vanno già senza rotelle a meno di 4 anni, non so se siano particolarmente bravi, o nella norma, io ricordo che imparai a 5 anni suonati, forse quasi 6. Quindi non voglio mettergli fretta.
Beh, ne ho trovata una molto carina, oddio, la classica bici con le rotelle con anche il porta borraccia dietro al sellino. Però ho notato che non ha le ruote di gomma gonfiabili ma di plastica semirigida, esattamente come quelle della balance che ha ora.
Io non ci capisco nulla di biciclette, dite che vanno bene comunque? In fondo ruote son ruote… giusto? Forse sono addirittura meglio, almeno non si bucano? Mah!
Stasera sceglierò con lui il colore, c’è blu, bianca, verde, arancione e rossa.
A me piace bianca, ma credo che lui la sceglierà verde, ultimamente è tutto un ripetere “My color, green!”

Pajama party

Oggi a scuola c’era il pajama day, tutti in pigiama, grandi e piccini. Che bella cosa! Ho subito pensato.

Io.

Leo invece era un po’ titubante, ha voluto vestirsi normalmente e portare a scuola il pigiama per cambiarsi, eventualmente.
Voleva controllare che tutti avessero il pigiama, dopodiché l’avrebbe indossato anche lui.
Diceva.
Siamo dunque arrivati in classe, ha visto che tutti erano pigiamati, così siamo andati in bagno a cambiarci, come da programma.
E invece… ha iniziato a diventare tutto rosso in viso e, piangendo, si è attaccato al muro dicendo

“Sono stufo! Sono stufo!”.
“Stufo? Di cosa?”
“Non voglio il pigiama”
“Intendi dire che hai vergogna?”
“Sì”.
“E perché mai? Dai, prova ad uscire e giocare con gli altri, sono tutti in pigiama come te!”

(e poi perché “stufo”?)

Alla fine è uscito dal bagno, ma nulla. Non ha voluto proprio andare tra i suoi amici, anzi, si è schiacciato in un angolo della classe mentre parlavo con la maestra, rifiutandosi di unirsi agli altri. Un suo amico si è avvicinato mostrandogli tutto contento il suo pigiamino, ma non è riuscito ad interessarlo.
Siamo così tornati in bagno e senza alcun problema ci siamo messi di nuovo i vestiti. Mentre si cambiava piangeva e diceva che non voleva stare in pigiama, che si vergognava. Ovviamente gli ho detto che non c’era motivo di piangere, che se non voleva il pigiama poteva benissimo tenersi i suoi vestiti.
Mi ha fatto una tenerezza infinita… l’ho visto proprio diverso da me (io avrei adorato andare a scuola in pigiama!) e con una sua identità e delle idee ben definite, che non so da dove arrivino!
Come mai vede il pigiama in maniera così intima? E che sarà mai?!
Leo non è timido, è socievole, parla con tutti saluta ogni persona che incrocia, non ha mai dato segni di timidezza. Anzi.
Ma questo pigiama gli ha dato proprio problemi.

Mistero!

I’m back

aroseisaroseisaroseOgni tanto mi eclisso dal blog, troppo presa dal turbinio degli eventi, penso di cambiare, iniziare qualcosa di nuovo, ma poi torno sempre alla vecchia casa, confortevole e rassicurante.

Ho in testa tante cose e ne sto facendo altrettante.

Nel frattempo mi è morto il computer, proprio l’HD, andato. L’ho sostituito ma ho perso i dati più recenti (tra i quali il Quickbooks dell’azienda già compilato e concluso killme) la cosa più importante, le foto, sono salve grazie al backup, ma non so come sia possibile, sono scomparse quelle da Maggio a Novembre 2013. Di quel periodo ne ho pochissime. Forse riesco a recuperarle dalla macchina fotografica, lo spero davvero.

Inoltre, ho una lista di improvement per la casa (anche se l’intenzione è quella di trasferirci al mare) ma per ora siamo qui e quindi vorrei:
– Cambiare le sedie del patio
– Togliere il carpet almeno dalla family e piastrellare (il legno qui non centrerebbe nulla, per quello devo aspettare la prossima casa)
– Cambiare gli sgabelli dell’isola
– Cambiare i divani (tutti lo sconsigliano, dicono di aspettare che “i bimbi” crescano). Ok, ma sono mmerda Giggi, non posso aspettare 6 anni.
– Prendere il microonde combo ad incasso da mettere sopra ai fornelli.
– Montare finalmente il letto grande per Leo (dopo le notti passate per terra dopo l’ultima influenza, ho deciso che ha bisogno di un letto grande che accolga la mamma in caso di febbre). Ho già la struttura, manca la rete/base per il materasso.

E vediamo cosa riuscirò a fare!

Il paradiso.

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Ogni tanto, specialmente nei periodi di depressione, mi ritrovo a cercare di focalizzare pensieri positivi, luoghi, persone, situazioni che possano infondermi serenità. Provo quindi a dipingere una sorta di paradiso, quel luogo che vorrei esistesse dopo la mia morte, creato da me, come piace a me.

Immagino un vecchio casolare, chiaro, con le imposte di legno azzurro. L’interno è come una vecchia casa di campagna, la cucina è enorme, così come i focolari, ma la scena si svolge all’esterno. L’erba è incolta e chiara, i fili sono lunghi e ci sono fiori sparsi, gialli, lilla. C’è un tavolo lungo e stretto con una tovaglia bianca, di lino, ricamata i bordi. La tavola è apparecchiata e disordinata, le persone si muovono, molte sono sedute sulle sedie di ferro e legno ammorbidite da sottili cuscini, altre sono affaccendate nel portare vivande, i bambini corrono giocando con i cani. Il sole è tiepido e piacevole. Nell’aria c’è profumo di lavanda. Da bere acqua, quella fredda e cristallina delle sorgenti.

Poi mi concentro sulle persone, penso a chi vorrei che fosse a quella tavola. Che non è una tavola occasionale o festiva, è la tavola quotidiana, viviamo tutti li.

Penso alle persone che non ci sono più, prima di tutto. Agli animali che mi sono stati vicino. Poi penso alla mia famiglia più stretta, a quella allargata, alle persone a cui voglio e a cui ho voluto bene e mi ritrovo a pensare anche alle persone che le “mie” persone vorrebbero ci fossero. Per essere tutti felici.

Quindi arrivo a pensare che é una catena infinita, che siamo tutti collegati, che non esiste una fine. Siamo tutti collegati ma non da conoscenze, non da scambi di parole o strette di mano. Siamo collegati da questo flusso di amore imperituro e inscindibile.

Il mio quadro finisce qui, non riesco poi a tornare all’immagine e a svilupparla ulteriormente, è come se fosse un quadro, una fotografia, ma spero di ritrovarmici un giorno, il più tardi possibile. Proprio li.

 E voi avete un vostro paradiso? Lo immaginate mai?

La fortuna arriva sempre tutta insieme!

Certe volte devo chiudere gli occhi e scuotere la testa perché non me ne capacito. Un’ondata di yeayea-huhu tutte insieme, che davvero, chiunque stenterebbe a crederci!
È successo che D. è dovuto andare in Italia per 10 giorni. Io non amo stare a casa da sola a causa della assurda abitudine americana (ma non solo) di non mettere le persiane alle finestre, quindi per rendere il tutto più simpatico ed enjoyable cosa poteva succedere? Ma ovviamente che Leo si ammalasse di una influenza piuttosto aggressiva con febbre fino a 39.5 forte tosse e raffreddore.
Va bene, rimbocchiamoci le maniche, che ci possiamo fare?
Ma certo!
Ci possiamo far venire l’influenza anche noi! Yuhuuuu!
Quindi a casa da sola, con pupo ammalato ed io stesa.
Succede però che un pomeriggio, Leo guarito e rientrato all’asilo con solo un po’ di tosse, finalmente mi rilasso un pochino e tadaaan! Mi sale la febbre fino a 39.7.
Ho chiamato così i miei suoceri chiedendo di andare a prendere Leo a scuola perché proprio non riuscivo ad alzarmi dal divano e quella notte ha dormito da loro, per fortuna, non so come avrei potuto fare altrimenti. Il retroscena è però che con 39.7 ho dovuto andare su e giù preparando borsa, cambi, portando giù il materasso, cuscino e lenzuola…
Mia madre era piuttosto angosciata (avevo comunque il cane da far uscire e i pesci da sfamare) e ha voluto tenere Skype aperto, proprio in chiamata, per tutta la notte.
Sono andata a letto alle 9 di sera e loro nel frattempo stavano guardando l’ultima puntata di The Killing, quindi tra spari e urla ho fatto un po’ fatica ad addormentarmi. Finalmente mi ci riesco, ma vengo improvvisamente svegliata da versi copulanti e voci francesi, un po’ inorridita cerco di capire cosa stessero guardando, ma la febbre ha avuto la meglio e mi sono riaddormentata.
Mia madre avrebbe voluto che andassi a dormire dai suoceri e non che restassi da sola con quel febbrone, ma non volevo appestare tutti, quindi mi sono impasticcata di tachipirina ed è andata.
Inizio a riprendermi giusto oggi, ancora piuttosto intasata, ma ho più energia e sono riuscita a mettere anche un po’ in ordine.
In tutto questo il pupo deve aver sentito queste onde energetiche positivissime oltre ai vari cambiamenti, papà assente, febbre, madre walker, ha quindi attaccato con dei capricci assurdi tali che ho dovuto iniziare ad utilizzare il castigo del gradino. E devo dire che funziona.
Beh questo periodo di felicità immensa sembra arrivato quasi al termine, che peccato, speravo durasse ancora un po’, uff.

Perché non ci date una bella ricaduta con antibiotici? Vi prego vi prego vi prego!

Ah, alla fine ho scoperto cosa stavano guardando, la prima puntata di House of Cards. In francese.

Holidays

333256_2828754004072_568669982_oQualche giorno fa ho visto un meme, non ricordo se su FB o Twitter, che si schierava contro alle palme addobbate per Natale. Mi ha fatto sorridere, perché evidentemente la persona che lo ha creato non è mai stata ai tropici, o in un luogo subtropicale nel periodo natalizio (esistono altre zone climatiche con una vegetazione differente, lo sapevate? E anche li si festeggia il Natale!).
Qui in Florida, e credo un po’ in tutto il centro America, le palme sono piuttosto presenti, se non invasive, e ogni abitazione, nessuna esclusa, ha almeno un paio di palmette che fanno capolino sul frontyard.
Noi, ad esempio, ne abbiamo 3 piuttosto grandi e alte come tutta la casa (che è di due piani).
Il week-end che segue il Thanksgiving e il black friday è tradizione procedere con gli addobbi natalizi, dentro e fuori. Abbiamo quindi preparato l’albero, riempito i divani di cuscini a tema, acceso il caminetto gentilmente offerto da Netflix, appeso fiocchi rossi alle porte, messo la corona alla porta d’ingresso, lo zerbino con l’agrifoglio e le luci attorno al garage, sulla siepe e SULLE PALME.
Posso assicurare che é un’usanza normalissima in questi luoghi, non avendo abeti a portata di mano e l’effetto, dopo il primo impatto violento per chi viene dalla val Camonica, è anche piuttosto carino.
Inoltre, nei negozi iniziano a bombardare con “happy holidays!” e da quello che finalmente ho capito, è proprio il Thanksgiving che determina l’inizio ufficiale delle Holidays.
Infatti in quella settimana tutti si muovono in lungo e in largo e si trovano per la celeberrima cena (noi sbagliamo… facciamo il pranzo!) ma probabilmente la chiamano dinner anche se in realtà la iniziano alle 3 del pomeriggio e la concludono alle 7. Orlando è invasa da fiorde di turisti provenienti da ogni dove, è forse il periodo più pieno dell’anno, infatti in quei giorni evitiamo come la peste le aree Disney/Universal e la I4, che è perennemente congestionata.
Alla radio, la stazione 107.7 trasmette musica natalizia 24/7 e tra tutte le canzoni, la più frequente è Feliz Navidad. Non potrebbe esserci musica più adatta, ascoltata all’ombra di una palma addobbata.

Usciamo a fare due passi?

È nostra usanza, al tramonto, uscire a fare due -ma fai anche tre- passi, visto che sono circa 4 km, per fare un po’di movimento. Questa abitudine ci regala l’illusione di poter evitare il flaccidume e le cartilagini saldate a 50 anni, e inoltre “usciamo il cane a pisciare”.
Immagine romantica, la famigliuola al completo che per manina si incammina verso il tramonto. Peccato che queste passeggiate abbiano poco o nulla di rilassante.
Vuoi per l’afa dei mesi estivi, vuoi per le piogge improvvise, vuoi per il cane che tutto è fuorché amichevole, vuoi per Leo che vuole fare il giro “uuuungo” ma a metà strada inizia a stressare per venire in braccio -e ci ritroviamo per due km a dire NO, sei grande e cammini- insomma, per una cosa o per l’altra, rientriamo a casa più stressati di quando ne siamo usciti.
Oggi, nell’ordine:
– Leo che si arrotola col cavo del guinzaglio dal cane rischiando di affettarsi come il tipo di “The Cube”.
– Leo che corre e cade
– Leo che corre e cade episodio 2.
– Mela che litiga con un serpentello e mi fa perdere 5 anni di vita.
– Mela che sfugge al guinzaglio e insegue un cervo, attraversando la strada e fermandosi nel mezzo, rischiando di essere stirata dagli abilissimi possessori di suv americani.

Bella la Florida eh, ma preferivo quando abbaiava ai gatti dei vicini.
Che poi ci è anche andata bene, visto che tempo 30 secondi da quando siamo rientrati in casa è scesa una slensa che ci avrebbe lavato tutti e 4 senza ritegno.

Ma come fate voi altre mamme?

IMG_6129Sapevo che sarebbe arrivato questo momento, ma speravo di no. Soprattutto per il primo approccio che era stato quasi idilliaco. Da un paio di giorni Leo ha iniziato a piangere quando lo porto a scuola. La prima volta quando mi stavo allontanando dalla classe, mentre oggi addirittura da casa. Non voleva proprio andare. Allora gli ho chiesto di spiegarmi perché e lui mi ha detto che non vuole andare perché gli altri bimbi lo spingono. Cosa devo fare in questo caso? Io ho avvisato la maestra, le ho riferito il fatto e lei ha detto che controllerà. Cosa devo dire a Leo? Come deve reagire? Io gli ho detto di difendersi. Sbaglio? È sbagliato dire di rispondere alla violenza con la violenza? Io di istinto andrei a riempire di sberle questi stronzetti, ma ovviamente nel mio cervello regna il buon senso. Lui è così tenero… io cerco sempre di insegnargli ad usare il cervello e non la forza, quando gioca con il lego e non riesce ad incastrarlo si incazza come una bestia e usa la forza, io gli dico di restare calmo e usare il cervello, che con la calma si ottiene tutto. E infatti poi riesce. Ma è giusto in tutti i casi? Se un bimbo lo spinge deve porgere l’altra guancia? Io non sono d’accordo. Se un bimbo lo spinge lui deve ridargliele. Ma magari sbaglio. E allora cosa gli devo insegnare? A subire? NO. Col piffero.
E poi, perché lo spingono? Perché non parla inglese? Perché è tenero? Perché fa il provolo con una bimba e questa era già puntata da un altro? Come si fa a capire le dinamiche che si creano tra bimbi di 3 anni?
Quante domande.
Per lo meno so che non faccio in tempo ad arrivare a casa (5minuti) che lui ha già smesso di piangere.

Datemi i vostri pareri, mamme!

Grazie.

La zucca

Quest’anno, per la prima volta, abbiamo comprato una zucca e l’abbiamo intagliata. Cioè in realtà l’abbiamo solo intagliata per la prima volta, perché le zucche le abbiamo sempre comprate ma non abbiamo mai avuto il coraggio il tempo di farlo.
Così, quatti quatti, prima della zucca abbiamo comprato il kit che comprende due seghetti (uno più grosso per il lavoro grezzo e uno piccolo per i tagli di precisione) una spatola per svuotare la zucca e lisciarne l’interno, una rotella dentata per segnare i contorni da tagliare ed un punteruolo. Non che siano necessari, ma diciamo che agevolano di molto il lavoro, tagliano molto bene (infatti teneteli lontano dai bambini) e sono molto più precisi di un semplice coltello da cucina. Costo: 2.90 dollari.
La zucca abbastanza grossa costa sui 5 dollari e si trova in qualsiasi supermercato, negozio di fai da te o bricolage.
I disegni da ritagliare li trovate facilmente googolando “pumpkin carving sheets printables” e noi abbiamo scelto Jack O’Lantern.
Poi, insieme a Leo abbiamo lavato bene la zucca, all’esterno, con delle salviettine disinfettanti, giusto per scongiurare la muffa, ma per questo ci sarà un ultimo passaggio, ossia la doccia di candeggina. E speriamo che funzioni, viso il caldo che fa qui.
Allora, il passo successivo è stato trasferire il disegno sulla zucca, ben centrato e sul lato migliore.
Poi Leo ha lasciato il campo e se n’è andato per i fatti suoi a giocare con i Playmobile ed io sono rimasta a fare il lavoro sporco.
Ho quindi praticato un tondo sul fondo, abbastanza ampio per poterci entrare con il braccio e la spatola, ho scavato e ripulito l’interno, lisciandolo bene, ho conservato e lavato i semi di zucca (che domani passerò al forno! Yumm!) e poi ho inciso tutto il disegno con una pazienza che una volta mi avrebbe stupito e invece oggi è stato un gioco da ragazzi. Anche piuttosto rilassante. Infatti sto pensando di farne un’altra, magari più complicata. Sì perché ci sono i design più semplici per principianti e quelli per esperti (dove però si devono usare arnesi più sofisticati tipo fresine elettriche etc).
Con precisione bizantina ho intagliato il tutto ed infine l’ho spruzzata completamente (dentro e fuori) di candeggina. Ho conservato il fondo per poterla richiudere.
Ora è fuori, con dentro una candela accesa. Ho comprato le candele finte su Amazon ma non sono ancora arrivate, ora mi sa che è meglio che la spenga prima di causare qualche danno irreparabile!

Comunque questo è il risultato. Con luce, con buio. FiCa eh?

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Quel viaggio in forse.

È capitato spesso che ci fosse un viaggio verso una meta meravigliosa, in forse. Spessissimo. Un viaggio da sogno, di quelli che non ci puoi credere e infatti fai bene a non crederci perché nel 90% dei casi salta. Quindi oggi non sto a dire la meta, né il periodo che tanto è inutile perché sicuramente salterà anche questo.
Però nel frattempo mi piace sognare e pensare al luogo in questione, alle cose da fare e da vedere, alle persone da incontrare.
In questo caso dovremmo partecipare anche a delle serate per conoscere un po’ di gente, e se cacchio mi da cacchio a queste serate c’è sempre un bel po’ di figa di belle donne, quindi è d’obbligo non sentirsi una merda sfigurare.
MI ritrovo quindi a tu per tu con con il mio solito savoire-faire

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Considerando che la mia vita mondana, da 4 anni a questa parte, è andare a posizionare il cassonetto dell’immondizia sulla driveway al martedì e al venerdì, e il riciclabile al mercoledì, potete capire che il mio armadio pullula di magliette comode, shorts e jeans. Punto.
Non va bene.
Lo so che non va bene.
Sfogliando le riviste dico occheccarinoquesto poi vado sul sito a vederne il prezzo e scopro che costa come un trilocale in san Babila. Ho il lanternino proprio. Mi succede anche da TJ-Maxx o da Ross dress for less. Posti rinomati per vendere a basso costo, dove capita di trovare “il pezzo figo” (un mese fa avevano qualche Balenciaga, tengono Michael Kors, insomma si trovano anche cose di marca a prezzi inferiori o marchi meno conosciuti ma di buona qualità, e poi hanno anche le schifezze) e ovviamente il pezzo figo nonostante sia anche scontato del 50% costa comunque tanto.
Io giro per queste corsie, accarezzo le borse, trovo quella perfetta al tatto, bella la forma, me ne invaghisco, guardo il prezzo: 300 dollari.
Ma cazzo.
Mai una volta che mi innamori di una borsa da 29.99. Mai.
E allora succede che quando giro per negozi mi fa sempre tutto schifo.
Riempio ogni tanto carrelli online, tutta soddisfatta, ma poi mi dico “e se non mi va bene?”
Mi sono innamorata di questo vestito di Zara, per esempio.
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Sulla cinesa è uno spettacolo, ma su di me? Se il colore dei miei capelli non è a contrasto e il risultato è babbabia?
Quindi finisce che non compro, che in negozio non ci vado più e nell’armadio rimangono sempre quelle 3 cose.
Il problema è che qui non ho nemmeno nessuno con cui uscire a fare compere, quindi è anche una palla andare per negozi. Con Leo poi, ciao. Finisco a comprare macchinine e magliette taglia 3T.
C’è di buono che ora va a scuola, infatti stamattina, dopo la settimanella di malattia e con lui attaccato tipo cozza 24 ore, sento il vuoto cosmico e credo rimedierò andando a comprare piumoncino e lenzuoline all’ IKEA.
E magari ci scappa anche un hot-dog.