Mi sto trasformando

Dicono che dopo 4/5 anni in terra straniera il nostro cervello inizia ad abituarsi al cambiamento e ad interiorizzare la lingua, le abitudini e ad annidarsi nel nuovo luogo accettando la nuova cultura. Il primo sintomo che potrete notare in un emigrante che sta mettendo nuove radici sarà la perdita quasi impercettibile della padronanza della lingua madre, sebbene la continui ad usare con persistenza parlando, leggendo e pensando.
Quando questo avviene l’emigrante inizia ad italianizzare termini che giungono al suo cervello più velocemente nella nuova lingua che in quella madre.
Posso riportare con estrema vergogna e non poco rammarico, alcuni esempi accaduti ad una persona che conosco abbastanza bene.

Me. (Leggerete me o leggerete mi? Mah.)

– Pensando alle tasse, tra me e me: “devo chiamare la commercialista che me le deve fillare”.

– Per strada, il figlio che mi seminava in bicicletta ed io dietro, a piedi, col cane: “Leo! Fermati! Aspetta per me!” (Ma che vuol dire?)

– Ordinando gli armadi, tra me e me “Devo trashare un bel po’ di roba…

– In macchina con mio marito “Dobbiamo girare alla prossima luce“. Ecco, su questo vorrei spenderci due parole, perché una delle prime persone che abbiamo conosciuto appena trasferiti qui è stata una signora italiana emigrata 25 anni prima, che abbiamo visto per un breve periodo e poi abbiamo perso di vista. Quando Maria ci diede le indicazioni per arrivare a casa sua ci disse dovete girare alla terza luce e ci guardammo col punto di domanda, chiedendoci cosa diavolo intendesse. Poi abbiamo capito che erano i semafori.

Insomma, mi sto lentamente trasformando in una vera italiana emigrata, come quelle che trovi solo a Broccolin (Brooklin ndr) e che al compleanno canterà “Apri le porte tu iu” (Happy birthday to you, storia vera). Proprio una di quelle, una di quelle che hanno trasformato la pizza ai peperoni in una pizza ricoperta di insaccato piccante. Una di quelle che non ha spiegato agli autoctoni che linguine, zucchine, salame si pronunciano con la e, non con la i. Una di quelle che ha spacciato la salsa Alfredo come piatto tipico italiano. Io con la stessa enfasi porterò avanti la mia battaglia delle meatball con gli spaghetti perché, sì, io in Italia le mangiavo, era il piatto preferito che cucinavano i miei nonni pugliesi.

‘Tis the season!

Persino il mio blog si auto addobba con i fiocchi di neve, come potrei non tuffarmi a bomba nel mood natalizio?

Io adoro questo periodo, adoro le lucine, le decorazioni, i profumi, l’atmosfera, l’attesa e la magia che si respirano dappertutto.

Oggi, primo Dicembre, iniziamo il countdown, aiutati dai vari calendari dell’avvento sparsi per casa. Quello più amato però, come potrete immaginare è quello che contiene le sorpresine, un piccolo dono che emoziona un pochino ogni mattina.

Lo scorso anno abbiamo comprato quello del Lego, solo che alcuni giorni era proprio deludente, oltre che bruttino da vedere, quindi quest’anno ho deciso di crearne uno io e riempirlo di cosine carine, tutti giochini da max 1 dollaro ed un campanellino.

Ho cercato dappertutto, in lungo e in largo, nei negozi ed online, quelli già fatti tutti a scatoline, a forma di casetta, o di alberello. Ne ho trovato solo uno carino da Target, ma aveva le caselline troppo piccole, quindi l’ho dovuto scartare, anche se ero tentata…

Così, girando l’ultimo negozio (ieri!) in completa ansia e disperazione ho deciso di inventarmene uno. Avevo varie reminiscenze di calendari dyi avvistati su Pinterest e quindi ho saccheggiato il negozio di fai da te e “magia!” è uscita una cosa di cui sono davvero orgogliosa.

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Ho preso una ghirlanda, delle mollette, sacchettini di diverse dimensioni, un filo di lana grossa e delle decorazioni in feltro. Nel giro di un’ora il calendario era pronto! Non ho messo i numeri volutamente perché andremo a estrazione, ogni giorno Leo ne sceglierà uno a caso e quando finiranno… arriverà Santa!

Cittadinanze

12032237_10207879084521106_7791520321364539515_nDovete sapere che prima di partire per venire qui in Italia, avevo inviato al consolato Italiano in Miami tutte le carte per richiedere la cittadinanza e il passaporto italiani per Leo.
Dopo aver superato tutta la trafila del certificato di nascita, apostille etc ho inviato la busta, sperando che la pratica venisse presa in mano almeno nei tre mesi successivi. Il nostro rientro dall’ Italia era fissato dopo 3 mesi, tempo limite per Leo in quanto cittadino Americano, ma sapevo che ci sarebbe stato il rischio di rimanere più a lungo, per questo la scelta di richiedere anche la cittadinanza italiana.
Prima di inviare tutto al consolato, chiesi sia al Comune di riferimento che al consolato stesso se avessi potuto portare i documenti manualmente e depositare l’atto di nascita direttamente io, ma mi fu risposto di no, che avrei dovuto passare per forza tramite il consolato, quindi così feci.
Nel mese di Agosto, come mi aspettavo, abbiamo rimandato di un mese la partenza, soffermandoci quindi per 4 mesi su suolo Italico.
Ho contattato quindi il consolato, per sapere a che punto fosse la pratica e spiegando la situazione.
Devo dire che sono rimasta piacevolmente stupita, perché mi risposero che solitamente le pratiche di questo genere necessitano di almeno 6 mesi di attesa, e invece, vista la condizione particolare, hanno preso subito in mano le carte e nel giro di pochi giorni il comune italiano ha ricevuto tutti i documenti e Leo è stato registrato in Italia in data 27 Agosto 2015. (I tre mesi sarebbero scaduti il 29!)
Proprio ieri è anche arrivato il passaporto, a casa ad Orlando.
E anche questa è fatta! È proprio un fortunello:)

Nella foto qui sopra stava provando lo Skate, in rampa, ad un evento della Bastard, con un maestro d’eccezione, Danny! E niente, ha deciso che per il compleanno, oltre alla cucina e alla moto elettrica, vorrebbe anche uno Skateboard!

La poverezza

paesaggioQualcuno di voi si sarà chiesto dove sia finita. Sono quasi 5 mesi che non aggiorno il blog, non ne avevo proprio voglia. Sarà che negli ultimi mesi la nostra vita ha subito una virata potente e sono stata travolta dagli eventi, dalla nuova routine. Ma sono pronta ora a tornare a casa.
Sì perché è da 4 mesi che siamo in Italia. Ci siamo ritrasferiti qui, a Milano, per questo lungobreve periodo, nel quale D ha prodotto e girato il suo primo lungometraggio.
Io ho fatto un po’ la turista a Milano, portando Leo in giro per musei e per parchi, e il suo preferito è il parco Sempione con il suo trenino elettrico e le macchinine.
Passando davanti al castello, la prima volta, mi ha chiesto perché l’arco di accesso fosse rotto. (Non l’arco della pace, l’arco che c’è proprio accanto all’ingresso posteriore, ndr) A dire il vero non ne ho idea, suppongo che sia stato bombardato durante la guerra, ma non riesco a scoprirlo nemmeno sul web. Alla mia risposta ha esclamato “Uff, che poverezza questo castello!”. Ha coniato questo termine che trovo magnifico e ho iniziato ad utilizzare anche io. Rende proprio l’idea.

Vai al ristorante e il menù non ti soddisfa? Che poverezza questo menù.

Vai al mare e la spiaggia non è di tuo gradimento? Che poverezza questa vacanza.

E via così.

La seconda volta al Castello invece mi ha chiesto se ci vivesse qualcuno e quanto costasse. Al di la del valore storico inestimabile, secondo voi quanto potrebbe valere una tenuta del genere in centro a Milano? Non ne ho idea! Lui ha detto 20 dollari.

Nel mese di luglio, quando le temperature egizie hanno avvolto l’Italia, ce ne siamo andati in montagna, in Val Camonica, con una amica e la sua bimba. Siamo stati bene, ad un caldo sano, abbiamo camminato, mangiato, dormito, mangiato, mangiato. Ho scoperto di avere un figlio montanaro, si è fatto delle camminate pesantissime in pendenze degne del CAI senza battere ciglio e senza chiedere di fermarsi a riposare. Completamente il mio opposto da piccola. Adesso invece cammino anche io volentieri e senza fatica, ho scoperto che mi piace la montagna, ovviamente adesso che vivo in Florida e i monti più vicini li trovo in North Carolina!

Alla fine di Agosto Leo è stato registrato in Comune e all’Aire ed è quindi cittadino italiano a tutti gli effetti. Adesso aspettiamo solo il passaporto che dovrebbe arrivarci a casa entro Dicembre.

Siamo arrivati quasi alla fine di questo soggiorno italico, tra pochi giorni torneremo a casa, alla vecchia routine e finalmente anche Leo ricomincerà la scuola (fiù) ed io riprenderò possesso del mio tempo e spazio. E forse, finalmente, ricomincerò il mio lavoro, chissà.

Ah, il disegno li sopra è il primo paesaggio disegnato da Leo. Che fierezza!

Whaaaaat?

Le-CreusetBellabbella cercavo una ricetta per fare le short ribs brasate al forno. Navigando trallallà, arrivo ad un bel sito/blog che si chiama “The Pioneer woman” e mi leggo la ricetta, che mi sembra facile e gustosa.
Prerogativa di questo piatto è cuocere prima sui fornelli e poi infornare il tutto, nella stessa pentola. Mi serve quindi una pentola da forno.
Celo.
Ce l’ho, si ma non è in ghisa, di sicuro il gusto cambia… andiamo a vedere su Amazon, ordunque!
La marca di quella Pot che si vede nelle foto della ricetta è Le Creuset che belle che sono, speriamo di trovarle. Trovate!

Svengo.

400 pippi.

QUATTROCENTO PIPPI una pentola, ma sei scemo?
Oh, no aspetta, è scontata checcarini costa SOLO 300.

MA VE LA DO IN FACCIA LA PENTOLA DI GHISA VE LA DO.

Ma chi compra una pentola con sto prezzo? Cioè davvero esiste qualcuno che compra quattrocento pippi di pentola? Ma che mondo è questo?

Poi ho pensato… ma alle food-bloggher con tanto seguito regalano pentole di ghisa da 400 dollari come alle fashion regalano le Frenzlauer? No perché in questo caso potrei farci un pensierino.

I want to ride my bicycle, I want to ride my bike…

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Sto spulciando Amazon in cerca di una bici per Leo. Nell’ultimo periodo si  è sempre più interessato al suo monopattino, così dopo scuola lo porto a sgambettare ad un parco carino raggiungibile a piedi.
Oggi mi ha chiesto di portargli la bici, anziché il monopattino, e così farò. Però, c’è un però. L’anno scorso gli prendemmo la balance bike, sulla quale non è mai riuscito ad andare, forse è troppo timoroso (per colpa mia suppongo) e si muove lentamente, quindi non riesce a dare il giusto slancio. Però gli piace molto essere spinto, ride come un matto!
Ho deciso quindi di prendergli una classica bici con i pedali e le rotelle, e quando sarà tempo imparerà ad andare senza. So di bimbi che vanno già senza rotelle a meno di 4 anni, non so se siano particolarmente bravi, o nella norma, io ricordo che imparai a 5 anni suonati, forse quasi 6. Quindi non voglio mettergli fretta.
Beh, ne ho trovata una molto carina, oddio, la classica bici con le rotelle con anche il porta borraccia dietro al sellino. Però ho notato che non ha le ruote di gomma gonfiabili ma di plastica semirigida, esattamente come quelle della balance che ha ora.
Io non ci capisco nulla di biciclette, dite che vanno bene comunque? In fondo ruote son ruote… giusto? Forse sono addirittura meglio, almeno non si bucano? Mah!
Stasera sceglierò con lui il colore, c’è blu, bianca, verde, arancione e rossa.
A me piace bianca, ma credo che lui la sceglierà verde, ultimamente è tutto un ripetere “My color, green!”

Pajama party

Oggi a scuola c’era il pajama day, tutti in pigiama, grandi e piccini. Che bella cosa! Ho subito pensato.

Io.

Leo invece era un po’ titubante, ha voluto vestirsi normalmente e portare a scuola il pigiama per cambiarsi, eventualmente.
Voleva controllare che tutti avessero il pigiama, dopodiché l’avrebbe indossato anche lui.
Diceva.
Siamo dunque arrivati in classe, ha visto che tutti erano pigiamati, così siamo andati in bagno a cambiarci, come da programma.
E invece… ha iniziato a diventare tutto rosso in viso e, piangendo, si è attaccato al muro dicendo

“Sono stufo! Sono stufo!”.
“Stufo? Di cosa?”
“Non voglio il pigiama”
“Intendi dire che hai vergogna?”
“Sì”.
“E perché mai? Dai, prova ad uscire e giocare con gli altri, sono tutti in pigiama come te!”

(e poi perché “stufo”?)

Alla fine è uscito dal bagno, ma nulla. Non ha voluto proprio andare tra i suoi amici, anzi, si è schiacciato in un angolo della classe mentre parlavo con la maestra, rifiutandosi di unirsi agli altri. Un suo amico si è avvicinato mostrandogli tutto contento il suo pigiamino, ma non è riuscito ad interessarlo.
Siamo così tornati in bagno e senza alcun problema ci siamo messi di nuovo i vestiti. Mentre si cambiava piangeva e diceva che non voleva stare in pigiama, che si vergognava. Ovviamente gli ho detto che non c’era motivo di piangere, che se non voleva il pigiama poteva benissimo tenersi i suoi vestiti.
Mi ha fatto una tenerezza infinita… l’ho visto proprio diverso da me (io avrei adorato andare a scuola in pigiama!) e con una sua identità e delle idee ben definite, che non so da dove arrivino!
Come mai vede il pigiama in maniera così intima? E che sarà mai?!
Leo non è timido, è socievole, parla con tutti saluta ogni persona che incrocia, non ha mai dato segni di timidezza. Anzi.
Ma questo pigiama gli ha dato proprio problemi.

Mistero!

I’m back

aroseisaroseisaroseOgni tanto mi eclisso dal blog, troppo presa dal turbinio degli eventi, penso di cambiare, iniziare qualcosa di nuovo, ma poi torno sempre alla vecchia casa, confortevole e rassicurante.

Ho in testa tante cose e ne sto facendo altrettante.

Nel frattempo mi è morto il computer, proprio l’HD, andato. L’ho sostituito ma ho perso i dati più recenti (tra i quali il Quickbooks dell’azienda già compilato e concluso killme) la cosa più importante, le foto, sono salve grazie al backup, ma non so come sia possibile, sono scomparse quelle da Maggio a Novembre 2013. Di quel periodo ne ho pochissime. Forse riesco a recuperarle dalla macchina fotografica, lo spero davvero.

Inoltre, ho una lista di improvement per la casa (anche se l’intenzione è quella di trasferirci al mare) ma per ora siamo qui e quindi vorrei:
– Cambiare le sedie del patio
– Togliere il carpet almeno dalla family e piastrellare (il legno qui non centrerebbe nulla, per quello devo aspettare la prossima casa)
– Cambiare gli sgabelli dell’isola
– Cambiare i divani (tutti lo sconsigliano, dicono di aspettare che “i bimbi” crescano). Ok, ma sono mmerda Giggi, non posso aspettare 6 anni.
– Prendere il microonde combo ad incasso da mettere sopra ai fornelli.
– Montare finalmente il letto grande per Leo (dopo le notti passate per terra dopo l’ultima influenza, ho deciso che ha bisogno di un letto grande che accolga la mamma in caso di febbre). Ho già la struttura, manca la rete/base per il materasso.

E vediamo cosa riuscirò a fare!

Il paradiso.

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Ogni tanto, specialmente nei periodi di depressione, mi ritrovo a cercare di focalizzare pensieri positivi, luoghi, persone, situazioni che possano infondermi serenità. Provo quindi a dipingere una sorta di paradiso, quel luogo che vorrei esistesse dopo la mia morte, creato da me, come piace a me.

Immagino un vecchio casolare, chiaro, con le imposte di legno azzurro. L’interno è come una vecchia casa di campagna, la cucina è enorme, così come i focolari, ma la scena si svolge all’esterno. L’erba è incolta e chiara, i fili sono lunghi e ci sono fiori sparsi, gialli, lilla. C’è un tavolo lungo e stretto con una tovaglia bianca, di lino, ricamata i bordi. La tavola è apparecchiata e disordinata, le persone si muovono, molte sono sedute sulle sedie di ferro e legno ammorbidite da sottili cuscini, altre sono affaccendate nel portare vivande, i bambini corrono giocando con i cani. Il sole è tiepido e piacevole. Nell’aria c’è profumo di lavanda. Da bere acqua, quella fredda e cristallina delle sorgenti.

Poi mi concentro sulle persone, penso a chi vorrei che fosse a quella tavola. Che non è una tavola occasionale o festiva, è la tavola quotidiana, viviamo tutti li.

Penso alle persone che non ci sono più, prima di tutto. Agli animali che mi sono stati vicino. Poi penso alla mia famiglia più stretta, a quella allargata, alle persone a cui voglio e a cui ho voluto bene e mi ritrovo a pensare anche alle persone che le “mie” persone vorrebbero ci fossero. Per essere tutti felici.

Quindi arrivo a pensare che é una catena infinita, che siamo tutti collegati, che non esiste una fine. Siamo tutti collegati ma non da conoscenze, non da scambi di parole o strette di mano. Siamo collegati da questo flusso di amore imperituro e inscindibile.

Il mio quadro finisce qui, non riesco poi a tornare all’immagine e a svilupparla ulteriormente, è come se fosse un quadro, una fotografia, ma spero di ritrovarmici un giorno, il più tardi possibile. Proprio li.

 E voi avete un vostro paradiso? Lo immaginate mai?

La fortuna arriva sempre tutta insieme!

Certe volte devo chiudere gli occhi e scuotere la testa perché non me ne capacito. Un’ondata di yeayea-huhu tutte insieme, che davvero, chiunque stenterebbe a crederci!
È successo che D. è dovuto andare in Italia per 10 giorni. Io non amo stare a casa da sola a causa della assurda abitudine americana (ma non solo) di non mettere le persiane alle finestre, quindi per rendere il tutto più simpatico ed enjoyable cosa poteva succedere? Ma ovviamente che Leo si ammalasse di una influenza piuttosto aggressiva con febbre fino a 39.5 forte tosse e raffreddore.
Va bene, rimbocchiamoci le maniche, che ci possiamo fare?
Ma certo!
Ci possiamo far venire l’influenza anche noi! Yuhuuuu!
Quindi a casa da sola, con pupo ammalato ed io stesa.
Succede però che un pomeriggio, Leo guarito e rientrato all’asilo con solo un po’ di tosse, finalmente mi rilasso un pochino e tadaaan! Mi sale la febbre fino a 39.7.
Ho chiamato così i miei suoceri chiedendo di andare a prendere Leo a scuola perché proprio non riuscivo ad alzarmi dal divano e quella notte ha dormito da loro, per fortuna, non so come avrei potuto fare altrimenti. Il retroscena è però che con 39.7 ho dovuto andare su e giù preparando borsa, cambi, portando giù il materasso, cuscino e lenzuola…
Mia madre era piuttosto angosciata (avevo comunque il cane da far uscire e i pesci da sfamare) e ha voluto tenere Skype aperto, proprio in chiamata, per tutta la notte.
Sono andata a letto alle 9 di sera e loro nel frattempo stavano guardando l’ultima puntata di The Killing, quindi tra spari e urla ho fatto un po’ fatica ad addormentarmi. Finalmente mi ci riesco, ma vengo improvvisamente svegliata da versi copulanti e voci francesi, un po’ inorridita cerco di capire cosa stessero guardando, ma la febbre ha avuto la meglio e mi sono riaddormentata.
Mia madre avrebbe voluto che andassi a dormire dai suoceri e non che restassi da sola con quel febbrone, ma non volevo appestare tutti, quindi mi sono impasticcata di tachipirina ed è andata.
Inizio a riprendermi giusto oggi, ancora piuttosto intasata, ma ho più energia e sono riuscita a mettere anche un po’ in ordine.
In tutto questo il pupo deve aver sentito queste onde energetiche positivissime oltre ai vari cambiamenti, papà assente, febbre, madre walker, ha quindi attaccato con dei capricci assurdi tali che ho dovuto iniziare ad utilizzare il castigo del gradino. E devo dire che funziona.
Beh questo periodo di felicità immensa sembra arrivato quasi al termine, che peccato, speravo durasse ancora un po’, uff.

Perché non ci date una bella ricaduta con antibiotici? Vi prego vi prego vi prego!

Ah, alla fine ho scoperto cosa stavano guardando, la prima puntata di House of Cards. In francese.